Democrazia

A me piace la democrazia però senza aggettivi che la qualifichino, aggettivi che temo la svuotino del suo contenuto autentico. Io non ho mai accettato l’abbinamento tra il termine “democrazia” e l’aggettivo “proletaria”, abbinamento in uso tra i comunisti di un tempo convinti di rafforzare, con questo connubio, il concetto stesso di democrazia perché questa parola è già sufficientemente densa di significati anche senza l’integrazione di aggettivi vari. Ritengo che la democrazia, il cui significato è “governo del popolo”, sia un po’ come una coperta che viene tirata ora da una parte ora dall’altra a supporto di decisioni e di scelte in cui spesso quel popolo, che dovrebbe esercitare la sovranità in via indiretta attraverso rappresentanze elettive, viene ignorato.

L’ingovernabilità è una malattia endemica del nostro Paese e spesso ci ha fatto assistere alla paralisi decisionale anche quando i governi potevano contare su solide maggioranze. La dialettica interna recentemente è degenerata in lotta ideologica e di potere, sia all’interno del partito di maggioranza relativa che in altre formazioni politiche, creando tensioni che generanno instabilità. Anche il premier Renzi, all’interno del suo partito, deve fare i conti con queste tensioni provocate da divergenze con la minoranza interna, tensioni che anche Renzi ha cavalcato quando, a sua volta, era minoranza. Noi non possiamo fare altro che pregare e sperare che il buon senso prevalga in tutti coloro che hanno responsabilità politiche.

La maggioranza deve quindi esercitare il mandato di governare, l’opposizione il suo ruolo di controllo propositivo e ambedue, superando sterili contrapposizioni, non devono dimenticare che il loro mandato è quello di operare, nel rispetto dei reciproci ruoli, per il bene di tutti senza continui ed inutili balletti per rimpallarsi la responsabilità della realtà in cui stiamo vivendo.

Ho fatto questa premessa non per un’esercitazione dialettica ma per affermare ad alta voce che mi irrita che Camilla Seibezzi, delegata dal sindaco Orsoni per i diritti civili, le politiche contro la discriminazione e la cultura, pretenda di imporre all’attuale sindaco Brugnaro, che tra l’altro non condivide le sue convinzioni, di adeguarsi ai suoi sballati concetti sul sesso, sui genitori e sulla teoria gender. Desidero mettere in guardia il nuovo sindaco affinché non si lasci condizionare dagli schieramenti politici estremi, dai sindacati, dai centri sociali e dai comitati che spuntano come funghi dopo una pioggia perché se così facesse non avrebbe scampo e quindi gli consiglio di accettare il messaggio di questo vecchio prete: “Tenga duro e non si lasci condizionare da questi cattivi profeti!”.

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