Onore ai militi ignoti

Perdonatemi amici lettori se ancora una volta ricordo “il mio maestro”, Monsignor Valentino Vecchi, però una sua affermazione calza così bene al discorso che voglio fare, che proprio non riesco a non citarlo una volta ancora. Gli antichi affermavano “Repetita iuvant” perché il chiodo per conficcarsi deve essere colpito più volte con il martello però è altrettanto vero anche quello che noi studenti di tempi lontani aggiungevamo in un latino maccheronico che non serve tradurre: “ma stufant”.

Questa è l’osservazione di don Valentino Vecchi: “Quando una persona entra in un edificio di pregio, d’istinto cerca con gli occhi i marmi lavorati artisticamente, i capitelli corinzi, ionici o dorici con le relative colonne e quasi mai il suo sguardo e il suo pensiero vanno a quelle umili pietre di terracotta coperte dall’intonaco che sostengono l’edificio”. Ebbene in questi ultimi anni della mia vita, in cui spesso vengo a conoscere concittadini ai quali porgo l’ultimo saluto prima di consegnarli alla paternità di Dio, sento il dovere di onorare e di ringraziare quegli uomini e quelle donne umili che hanno fatto il loro dovere, che si sono spesi per le loro famiglie e che spesso si sono anche fatti carico dei fratelli più poveri.

Inizialmente nel mio sermone cercavo di illustrare feste particolari, imprese di valore, episodi significativi ma poi, piano piano, ho capito che non c’è niente di meglio e di più importante per la società che incontrare galantuomini, donne di casa e genitori che hanno cresciuto la loro famiglia trasmettendo valori autentici. Sono assolutamente certo che la nostra società non si è ancora sfasciata e sta ancora in piedi solamente grazie a questi uomini e donne che hanno fatto il loro dovere in silenzio, con tanto sacrificio e non certo per merito di quei parolai che riempiono ogni giorno le pagine dei giornali con i loro volti, le loro chiacchiere e le loro beghe inconcludenti. Perciò oggi depongo, con rispetto e riconoscenza, la mia corona d’alloro per onorare la vita e la memoria di questi “militi ignoti” ai quali dobbiamo tutto, ma proprio tutto!

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