Accontentato!

Non vorrei che gli amici de “L’incontro” pensassero che questo vecchio prete passi ormai il tempo a vedere i film che la televisione propina con estrema generosità. Vi ho confidato che sono di gusti un po’ particolari per cui rifiuto la banalità, la violenza e soprattutto la moda imperante. Ora, pur occupandomi di molte meno cose che in passato, per farle impiego più tempo perché rendo meno e quindi il tempo disponibile è comunque sempre poco anche se è pur vero che in questi ultimi mesi mi sono lasciato vincere dalla “tentazione” di vedere due o tre pellicole, cosa che ho già confidato in precedenti interventi.

Una di queste occasioni mi è capitata qualche sera fa guardando Rai Storia, uno dei pochi canali che ancora mi incuriosisce. Quella sera, nella rassegna di avvenimenti di un certo rilievo o di una certa curiosità avvenuti in tempi passati nello stesso giorno dell’anno, si raccontava la storia di una delle prime amanti di Mussolini: una donna che gli ha dato un figlio e che poi è morta a San Servolo, il manicomio di Venezia, non so se demente o fatta passare per tale dal Duce. In quella serata Rai Storia ha trasmesso il film di un famoso regista, di cui, come sempre, ho dimenticato il nome, sulla vita del dittatore di Predappio: uomo che non riesco a capire come sia riuscito ad incantare l’Italia e a portarla alla tragedia della guerra!

Fin dalle prime inquadrature ho intuito che si trattava di un film di spessore e così ho deciso di vederlo sennonché, a causa di un temporale, la visione è risultata tanto disturbata da dovermi rassegnare a spegnere il televisore il cui schermo era diventato un caleidoscopio estremante irritante. Mi sono bastate però le poche scene, che sono riuscito a vedere, per capire, più di quanto non sia riuscito a capire nel ventennio, quanto fosse squallida la persona di questo dittatore che, all’inizio della sua carriera politica, ha approfittato del denaro di una povera ragazza che si era innamorata di lui e che poi ha fatto rinchiudere a San Servolo dove morì dopo anni di solitudine e di disperazione.

La scena successiva è stata ancora più allucinante. Trattava di un episodio di cui avevo sentito parlare vagamente ma di cui il regista ha descritto magistralmente il clima a dir poco agghiacciante. Nella sede del partito socialista, alla presenza di un numeroso gruppo di compagni, Mussolini affermò con la solita boria: “Io sono ateo e vi do la dimostrazione che Dio non esiste!”. Si fece dare un orologio e poi affermò con aria di sfida: “Sono le diciannove, concedo a Dio, se esiste, cinque minuti di tempo per fulminarmi”. Passato il poco tempo riprese la parola e affermò: “Ecco la prova che Dio non esiste”. Questo fu il Duce d’Italia! Mentre finiva di parlare, nel mio spirito la pellicola ha continuato a proiettare sul mio schermo interiore l’immagine di quel mattino lugubre a Dongo mentre Mussolini, con il cappotto della Wehrmacht e con accanto l’ultima amante, cadde sotto la raffica di un mitra. La sorte di chi sfida il cielo è sempre triste e desolata!

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