Al sindaco Brugnaro

Brugnaro, prima che si offrisse per fare il sindaco di Venezia, non sapevo neppure chi fosse, non conoscevo di lui altro se non il tentativo di comperare l’isola di Poveglia. L’avevo ammirato per questa sua intenzione perché avrebbe finalmente liberato l’isoletta dalle pantegane, dalla gramigna e dal degrado a cui invece la vorrebbe destinare il comitato dei veneziani che non si sono ancora accorti che la Serenissima è morta da più di tre secoli.

Ho incontrato Brugnaro al Don Vecchi un mese prima delle elezioni. Nell’incontro privato che ho avuto con lui gli ho chiesto solamente di sviluppare il dialogo con il “privato sociale”, la realtà più libera, più coraggiosa, più generosa, più intraprendete e disinteressata che esista nella nostra città. Il venerdì antecedente le elezioni gli ho scritto una lettera personale per ringraziarlo di aver offerto alcuni anni della sua vita alla collettività confermandogli che se anche non fosse stato eletto gli sarei stato comunque riconoscente perché questa sua offerta rappresentava già una bella testimonianza di altruismo e di amore per la propria città.

In precedenza avevo scritto su “L’incontro” che sognavo che il Patriarca, accompagnato dal clero e dal popolo, chiedesse ad un imprenditore di fare questa offerta a Venezia. Il Signore mi ha esaudito anche se il Patriarca, a cui non avevo fatto conoscere il mio sogno, non ha fatto questa solenne e pubblica richiesta.

Il lunedì dopo le elezioni ho scritto una seconda lettera personale a Luigi Brugnaro appena eletto manifestandogli la mia ammirazione e la mia gratitudine ma dicendogli, in maniera franca, che avevo votato per lui e non per il centro destra o peggio ancora per Brunetta, Berlusconi, Salvini e compagnia cantante. Ho concluso la lettera chiedendogli che qualora riscontrasse di non riuscire a mantenersi libero dalla tutela di quei soggetti preferirei mille volte che se ne tornasse a casa piuttosto che subire l’influenza di questi cattivi compagni.

Quando per la prima volta ho votato per il PD, tra i cui antenati ci furono Pajetta, Berlinguer, Ingrao e Napolitano, ho inviato un messaggio a mio padre, morto da vent’anni, democristiano purosangue: “Papà sappi che ho votato Renzi, lo scout di Firenze, ma non mi sono macchiato l’anima e non ti ho tradito con quelli di Botteghe Oscure”.

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