“Il mio Gesù”

L’altra sera stavo sonnecchiando davanti al televisore quando mi è giunta una telefonata da Luciana Mazzer, la “pungente” collaboratrice de “L’incontro”, la quale si è scusata perché temeva che anch’io stessi vedendo “Don Camillo”. Per questo motivo la telefonata è stata brevissima e per lo stesso motivo ho immediatamente sintonizzato il televisore sul canale che stava trasmettendo “Don Camillo”. Il film di Don Camillo “esiliato”, l’avevo visto parecchie altre volte, ma l’ho rivisto volentieri una volta ancora considerando che la nostra televisione è diventata una “discarica” e difficilmente manda in onda programmi interessanti e educativi.

L’ulteriore visione del film mi impone di spedire in cielo una e-mail di ringraziamento a Giovannino Guareschi, il “genitore” di Don Camillo, di Peppone e delle storie della bassa. Questa volta ho sentito il bisogno di ringraziare il baffuto autore dei racconti che trattano delle vicende politiche e comportamentali dell’Italia dell’immediato dopoguerra, soprattutto per il particolare rapporto del nerboruto prete di Brescello con il Cristo della sua chiesa.

Io devo molta riconoscenza a Don Camillo per i colloqui con il “suo Gesù”. Porto nel cuore le battute furbastre del parroco anticomunista e le osservazioni pacate, bonarie, affettuose e calde del suo Cristo che, ogni volta, lo riportava sui giusti binari della vita. Don Camillo in verità mi ha aiutato a scoprire e a dialogare con il “mio Gesù” della chiesa di Carpenedo. Il mio Gesù, a differenza di quello di don Camillo, veste panni gotici, io, per amor di patria, l’ho fatto risalire al milleduecento e alla bottega di Paolo Veneziano consapevole di commettere un falso storico. Il mio Cristo è stato con me sempre più preciso, meno accomodante e più fedele al suo Vangelo, confesso però che mi ha sempre voluto bene, mi ha confortato e spronato affinché non mi scoraggiassi ed io ho ricambiato, a modo mio, questi sentimenti di tutto cuore. Quando sono “andato in esilio”, come don Camillo, l’ho portato con me perché continuasse ad aiutarmi.

Ho parlato parecchie volte con la mia gente di questo rapporto con il Cristo ed ho scoperto che anche una vecchia maestra in pensione veniva, quando la chiesa era deserta, per non fare anticamera e per parlare con Cristo quando Egli non era impegnato a rispondere ad una moltitudine di fedeli.

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