Don Chisciotte

Normalmente quando qualcuno persegue obiettivi difficili o umanamente impossibili nel gergo corrente viene definito un Don Chisciotte. Quasi sempre si utilizza questo termine con una accentuata ironia e con un atteggiamento di commiserazione come se si trattasse di un personaggio fuori dal mondo, con la testa tra le nuvole e privo di un sano realismo. Io però sono convinto che in realtà questo comportamento spesso sia un comodo modo per auto assolversi, per giustificare la propria pigrizia o la propria ignavia. Con questo metro di giudizio tutti i profeti, tutti i testimoni, tutti martiri che hanno impegnato e impegnano la propria vita inseguendo qualche alto ideale e tutti gli uomini che perseguono le più alte e le più nobili utopie dovrebbero essere definiti come dei poveri Don Chisciotte.

Ho già accennato che qualche giorno fa mi sono lasciato vincere da un senso di nostalgia e di amarcord andando a scartabellare nell’armadio in cui ho raccolto gli scritti che documentano tutta la mia attività pastorale del passato recente e lontano. Ho curiosato in particolare in due raccolte: “Radio Carpini attualità” nei cui volumi sono raccolti i programmi di Radio Carpini, l’emittente che ha impegnato me ed un esercito di duecento volontari per una ventina d’anni. La seconda raccolta, molto più corposa, è quella relativa al mensile Carpinetum che ha tenuto aperto un dialogo con tutte le famiglie della comunità in cui per trentacinque anni sono stato parroco. Qualcuno probabilmente mi definirà un Don Chisciotte per il mio modo di proporre il messaggio cristiano ma sfido chiunque a trovare mezzi più idonei.

Premesso che il numero di concittadini che vengono in chiesa ad ascoltare i sermoni di noi preti non supera mai il dieci-quindici per cento della popolazione, come pensano i miei colleghi di raggiungere l’altro ottantacinque-novanta per cento? Radio Carpini è stata un’impresa che avrebbe avuto bisogno del coinvolgimento dell’intera diocesi, essa è fallita perché pur potendo contare sulla collaborazione di molti volontari ha incontrato l’indifferenza pressoché assoluta di tutta la realtà ecclesiale mentre la rivista, che mensilmente entrava in ogni famiglia, è morta quando ho lasciato la parrocchia.

Sto ancora domandandomi se sono stato davvero un Don Chisciotte o se invece non ho semplicemente tentato una soluzione difficile, però forse l’unica percorribile, per raggiungere con la proposta cristiana ogni persona. Spero sempre di scoprire all’orizzonte soluzioni alternative migliori ma da una dozzina di anni non ne ho avuto neanche il più piccolo riscontro.

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