La fioritura del vecchio tronco

Anch’io abbastanza di frequente auspico con molta convinzione un aggiornamento dell’ormai vetusto impianto pastorale delle nostre comunità cristiane. Talvolta sarei tentato di sperare in una “rivoluzione” radicale però sapendo, anche per esperienza diretta, quanto sia elevato il “costo” di queste rivoluzioni, ripiego sulla richiesta di un aggiornamento più rapido e più adeguato alla sensibilità e alle attese dell’uomo d’oggi.

Tagliare le “radici” è sempre un’operazione dagli esiti estremante aleatori; è di certo più saggio e più produttivo, per rafforzare la pianta, effettuare una bella potatura e se necessario anche una concimatura appropriata ed abbondante per darle rinnovato vigore. Recentemente ho riflettuto su questo problema riconfermando la mia conclusione sull’opportunità di un aggiornamento piuttosto che di una difficile e pericolosa rivoluzione.

Questa ulteriore riflessione è stata determinata dalla richiesta di don Gianni, il mio giovane successore nella parrocchia di Carpenedo, di un aiuto per le prime confessioni dei suoi ragazzi giunti a questa tappa del loro itinerario cristiano. Sono arrivato in chiesa in anticipo tanto che ho potuto assistere al “fioretto” del mese di maggio dei ragazzi della parrocchia. La chiesa era letteralmente gremita di ragazzi e di genitori, la preghiera e il canto partecipati con intensità e vivacità dall’intera assemblea e le parole del giovane parroco appropriate e quanto mai convincenti.

Non si può dire che il vecchio fioretto, al quale pure io ho partecipato quasi ottant’anni fa, rappresenti la punta più avanzata della pastorale della parrocchia eppure ho assistito alla sua splendida e gioiosa fioritura. Quindi mi è venuto da concludere: bisogna tagliare solamente i rami secchi, potare quelli improduttivi ma, finché il tronco produce fiori così belli e promettenti, sarebbe sciocco ed assurdo abbattere questi vecchi “tronchi” nati nella Chiesa in tempi tanto lontani.

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