Una rosa per la Fornero

Credo che in questi ultimi due anni non ci sia stata in Italia una donna tanto rifiutata, insultata e vilipesa quanto la Fornero, la donna del governo Monti che si è resa tristemente famosa per la riforma delle pensioni, ossia del blocco della rivalutazione per le pensioni più consistenti. I capofila di questa “crociata” sono, come sempre, i sindacati guidati dalla Camusso. Sono sempre stato convinto che il sindacato sia una delle istituzioni più necessarie della nostra società ma sono altrettanto convinto che i sindacati operanti oggi in Italia siano una delle corporazioni più parassitarie, sorpassate, inconcludenti e dannose che si possano immaginare. Dietro di loro c’è pure un seguito rappresentato dalla vecchia sinistra, dal mondo padronale più retrogrado, e forse da una parte di lavoratori poco amanti del lavoro che sperano di continuare a vivere senza faticare troppo grazie all’impegno di altri molto più volenterosi.

La Fornero è stata chiamata alla responsabilità di governo in uno dei momenti più difficili della storia del nostro Paese. Si è resa conto della voragine creata dall’insipienza e dalla demagogia dei governi precedenti e ha tentato di salvare le pensioni delle nuove generazioni di lavoratori. Una settimana fa ho ascoltato l’autodifesa di questa signora che, con pacatezza e misura, ha risposto alle obiezioni che l’Annunziata le ha fatto durante la rubrica domenicale “Mezz’ora”. L’ex ministro ha ricordato l’urgenza assoluta e le difficoltà che ha incontrato non riuscendo a ricevere dati certi dai funzionari dello Stato ed avendo assoluta consapevolezza che, se non fosse intervenuta subito, avrebbe compromesso non solamente i limiti di bilancio imposti dall’Europa ma soprattutto la possibilità di erogare pensioni adeguate ai giovani lavoratori del domani.

Aggiungo che, anche se queste due motivazioni pur comprensibili e necessarie non fossero del tutto condivisibili, bloccando la rivalutazione delle pensioni di chi ha avuto stipendi, a volte ingiustificatamente esagerati, ha fatto la scelta più sacrosanta che si potesse fare. Mando quindi una rosa alla Fornero ed un mazzo di ortiche alla Camusso e ai componenti della Corte Costituzionale che ha annullato il suo saggio provvedimento.

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