Giocare a “nascondino”

Spesso ripenso alle mie povere riflessioni affidate alle pagine de “L’incontro” per verificare se sono veramente oneste e se offrono ai lettori almeno qualche verità e un po’ di aiuto fraterno. Recentemente ho scritto che sarei molto contento se il Signore mi desse la possibilità di vivere almeno un’altra volta l’incanto della primavera, e più recentemente, che avendo compiuto ottantasei anni, dovrei essere pronto, come San Paolo, a ricevere “la corona di gloria”; questo almeno è il mio desiderio e la mia speranza. Sennonché, qualche giorno fa, mentre divagavo su questi pensieri mi sono ricordato di come scherzavamo con mio padre quando, ormai abbastanza anziano, ripeteva questa frase: “Mi basterebbe vedere mio figlio Armando prete poi me ne andrei felice all’altro mondo”. Arrivato io al sacerdozio gli domandammo: “Papà, ora che Armando è diventato sacerdote; sei contento di andartene?” al che ci rispondeva che però avrebbe tanto desiderato veder salire all’altare mio fratello Roberto, l’ultimo nato, che ha vent’anni meno di me. Anche Roberto, ora parroco a Chirignago, divenne prete. Allora, ora uno ora l’altro di noi fratelli gli chiedeva divertito: “Papà ora vai?”. Ma egli pronto soggiungeva: “C’è in seminario, prossimo al sacerdozio anche mio nipote Sandro, figlio della Rachele, e mi piacerebbe tanto vedere anche lui servire il Signore!”. Sandro è diventato prete anche lui facendo felice ancora una volta mio padre. Ho l’impressione però che avesse in serbo nel suo animo qualche altra desiderio con cui giustificare ancora una volta il desiderio di rimanere qui con noi. Sennonché una mattina, dopo aver aperto la sua bottega di falegname, se ne andò improvvisamente. Ho la sensazione di essere veramente figlio di mio padre e temo che, anche se avrò la grazia di godere della nuova primavera, che il verde dei prati e le belle margherite già preannunciano, sicuramente troverò qualche altro desiderio da soddisfare prima di essere pronto per andare nell’aldilà!

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