Radio Vaticana al Don Vecchi di Campalto

Qualche settimana fa mi è giunta una telefonata che, sia perché sono duro di orecchi, sia perché non conoscevo l’interlocutore, non ho capito subito la richiesta poi, piano piano, ho compreso che un reporter dell’emittente del Vaticano mi chiedeva di fare una trasmissione in diretta da uno dei nostri Centri. Abbiamo optato, per praticità, per quello di Campalto perché sia il giornalista che la troupe per la ripresa erano di Venezia, quindi a due passi dal Don Vecchi di Campalto. La mia adesione è stata subito entusiasta perché mille volte ho dichiarato che purtroppo i nostri Centri, sia quelli già realizzati, che quelli che riusciremo a costruire in futuro non rappresenteranno una risposta esaustiva alle centinaia di migliaia di anziani che si trovano in condizione di disagio, quindi la cosa più importante è offrire una testimonianza, creare cultura affinché Comuni, Regioni, e perché no, Diocesi e Parrocchie prendano a cuore questa realtà “degli anziani” che rappresenta una delle nuove povertà. Chi meglio della televisione a livello nazionale può promuovere questo progetto? Ci siano incontrati con i vecchi e i nuovi direttori dei nostri Centri di buon mattino sul piazzale del Don Vecchi e mentre il cameraman filmava gli esterni noi ci siamo preparati all’interno dell’edificio. La trasmissione, di una decina di minuti, che non è proprio poco per una trasmissione televisiva, è stata impostata su due momenti diversi. La prima parte è consistita nella visita ad un alloggio abitato da due coniugi entrati da poco tempo. L’appartamento era lindo ed arredato con estremo buon gusto e i due residenti pareva si fossero laureati a Cinecittà tanto sono stati bravi. Credo che gli utenti di “TV 2000”, così si chiama l’emittente del Vaticano, abbiano pensato che il Don Vecchi sia l’anticamera del Paradiso o almeno una suite di lusso di un albergo cinque stelle. La seconda parte della trasmissione si è svolta invece nel salone del Centro che è immenso e molto bello. Mi sono tolto la soddisfazione di ripetere ai miei colleghi preti e ai vescovi miei superiori che le nostre strutture sono nate dalla convinzione che la fede senza le opere è “aria fritta” e che esse vogliono essere un segno concreto del comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso!”.

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