Per gli artigiani non c’è ormai più un domani

Mio fratello ha ereditato la piccola falegnameria in cui mio padre ha lavorato fino alla mattina in cui è morto, sulla scia del nonno che aveva lavorato a sua volta tutta la vita come carraio.

Mio fratello, lavorando sodo e aiutato da mia cognata che non si è mai vergognata di scendere in bottega per dargli una mano, ha cresciuto quattro figli facendoli tutti laureare.

Purtroppo nessuno di questi figli, avendo conosciuto direttamente quanti sacrifici deve affrontare un piccolo artigiano, l’ha seguito ma essi hanno preso strade diverse diventando dei bravi professionisti.

La bottega prima o poi è destinata a chiudere perché il tempo passa per tutti, anche per gli artigiani i cui capelli sono diventati grigi e bianchi tra i trucioli e la segatura.

Mio fratello non ama parlare di questo argomento, è troppo innamorato del suo lavoro e delle soddisfazioni che esso gli procura anche se diventa sempre più difficile ricavarne un guadagno adeguato sia per la concorrenza delle grosse industrie specializzate, che per la ragnatela di norme e di leggi fiscali, per cui un artigiano dovrebbe avere alle spalle, giorno e notte, un commercialista.

Per gli artigiani non c’è ormai più un domani, lo Stato li tratta fiscalmente peggio della Fiat e la società non gli fornisce più garzoni. Oggi questo tipo di lavoratore rinuncia alle vacanze, trema per il poco o il troppo lavoro,  preoccupato per i clienti che tentano di non pagare e le cui giornate non sono segnate neppure dall’alba e dal tramonto!

Ora poi una banale caduta lo costringe all’inerzia per almeno tre mesi per una frattura al piede.

In questi giorni ho pensato tanto spesso a mio fratello artigiano e alla sua piccola azienda, in cui ho lavorato anch’io durante le vacanze, che ha dato alla sua famiglia ed ha offerto alla società quattro figli con laurea.

Temo che presto diventerà una di quelle migliaia e migliaia di aziende che chiudono per la crisi finanziaria che ha investito anche l’Italia.

Sarà comunque una sconfitta per tutti, se si rompe una cerniera dovremo acquistare un nuovo balcone, ma soprattutto il Paese perderà una categoria di persone industriose, competenti, amanti del lavoro che nonostante la persecuzione dello Stato hanno costruito ricchezza e buon gusto!

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