Accanimento

Un paio di anni fa mi è capitato di celebrare il funerale più squallido della mia vita.

All’ora fissata dall’agenzia delle pompe funebri i necrofori hanno portato la bara davanti all’altare e poi, come al solito, se ne sono andati. Mi sono ritrovato solo sull’altare con davanti la bara senza fiori né croce. L’unica cosa che sapevo era il nome della defunta: Natalina.

Tra i frati si dice che in tre “si fa capitolo” ossia, quando si è almeno in tre, si possono celebrare in coro le lodi del Signore con le preghiere liturgiche del breviario.

Quella mattina anche noi facemmo capitolo: il Buon Dio, la defunta e questo povero vecchio prete! La cosa però non è finita lì; pensavo che non si potesse andare oltre ma evidentemente mi sbagliavo!

Per il trigesimo e per l’anniversario della morte usualmente avverto i parenti che per la ricorrenza celebro il suffragio, così ho fatto anche per la figlia di Natalina, la defunta solitaria. Sennonché la figlia mi ha telefonato che non voleva che si pregasse per la madre perché lei, la figlia, non era credente. Essendo però convinto che con o senza permesso si possa pregare per gli altri, lo avrei fatto anche per Natalina, ma poiché il nome era inserito nel computer e non sapendo io come fare per toglierlo, l’invito è partito pure una seconda volta provocando la solita telefonata di protesta, tanto astiosa che finì per farmi perdere la pazienza e decidere che d’ora in poi pregherò non solo per la madre morta, ma anche per la giovane figlia viva, informandola che c’è qualcuno che prega per lei.

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