La vigna

Domenica scorsa la pagina del Vangelo che la Chiesa ci ha offerto per la riflessione settimanale ha riportato una terza parabola di Cristo sulla “vigna”, quasi a perfezionare il discorso su un argomento estremamente importante.

Ho già detto in un intervento precedente, che il “Regno” di cui parla Gesù, a mio umile parere, riguarda non tanto l’aldilà, ma l’aldiquà, ossia la società in cui noi viviamo.

Dio ci ha offerto la vita e il mondo, due realtà che ha curato con infinito amore, ma che ha affidato a noi perché ne godiamo in maniera sempre più completa e perché col nostro impegno facciamo sprigionare tutte le potenzialità di cui essi sono portatori.

Nel sermone mi sono soffermato soprattutto su tre aspetti.

Primo. Il mondo che nella parabola è chiamato “vigna”, è una realtà ancora stupenda nonostante tutto lo scempio che ne abbiamo fatto e che continuiamo a fare. Ho tentato di far prendere coscienza della meraviglia della natura e dell’uomo.

Sotto il discorso c’era il ricordo di un racconto di André Gide. Il grande artista d’oltralpe immagina che un pastore protestante, che è pure medico, nel suo giro pastorale incontri un’adolescente completamente cieca. Da sanitario esperto, scopre che può essere guarita, la cura ed ella vede il mondo per la prima volta. A questo punto l’arte dello scrittore usa gli occhi stupiti ed incantati di questa ragazza per aiutare i lettori a scoprire la bellezza della natura.
Io sono grato a Gide per avermi offerto questa “chiave di lettura” del Creato, che mi inebria ogni giorno. Ne ho parlato alla mia gente con tanta convinzione che mi è parso che sia uscita di chiesa guardando persino i cipressi con occhi nuovi e scoprendoli come una vera meraviglia del Creato

Secondo. Il mondo che il Signore ci ha offerto è già di per sé un dono regale, ma Dio vi ha nascosto delle potenzialità che sono altrettanto portentose, potenzialità che noi dobbiamo scoprire e porre in atto per il bene dell’intera umanità. Prova di questa possibilità sono le costanti scoperte che gli scienziati vanno facendo e che offrono prospettive nuove e meravigliose per i bisogni dell’umanità. Però questo compito di far emergere “l’oro dalla terra” non è solo compito di qualcuno particolarmente dotato, ma di tutti, proprio di tutti.
Il fondatore degli scout condensa questo compito dicendo ai ragazzi che educa: «Procurate di lasciare il mondo un po’ più bello ed un po’ più buono di quello che avete trovato».

Terzo. Questo compito di contribuire a portare a pienezza il mondo non è lasciato alla discrezione di ognuno, ma da ogni uomo il Signore si aspetta che faccia la sua parte in rapporto alle sue possibilità. A questo riguardo la parabola dei talenti parla chiaro. Certo che dare un volto migliore alla terra è un sogno ed un’utopia veramente meravigliosa. Ognuno deve agire e rispondere come il manovale che trasportava pietre e che rispose a chi gli chiedeva cosa stava facendo: «Sto costruendo la cattedrale!”.

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