Grosse manovre

A quasi ottantasei anni di età mi pare che sia più che naturale, comprensibile e giusto che uno non riesca a seguire tutto quello che succede nella sua città. Io poi, avendo interessi di ordine pastorale e, come indotto, quelli di ordine caritativo, non riesco a percepire quello che sta avvenendo nel sottobosco politico in previsione delle prossime consultazioni elettorali per l’elezione del nuovo sindaco.

Qualche giorno fa, quasi per caso, in un incontro avuto con un collega più giovane, sono venuto a conoscenza delle trame e delle cordate che si vanno organizzando per la nuova amministrazione comunale. Sapendo in quale miserrima situazione si trova il nostro Comune a livello finanziario ed organizzativo, pensavo che non ci fosse nessuno, se non un pazzo da manicomio, che si desse da fare per cacciarsi in una situazione a dir poco angosciosa e disperata. Signor no! Ho appreso nomi e cognomi di pretendenti, tutti provenienti dalla vecchia casta, anche se giovani di età, che si stanno dando da fare in tutti i modi per offrirsi a rialzare le sorti di questo nostro disastrato Comune.

Pur non conoscendo più di tanto questi pretendenti, non ce n’era uno, proprio uno, di quelli che mi sono stati citati, che riterrei idoneo per un compito così grave. Tanto che il mio interlocutore e l’amico che era assieme a lui mi chiesero: «Ma tu chi vedresti come sindaco di Venezia?».

A parte il fatto che a me interesserebbe di più il sindaco di Mestre che non quello di Venezia, anche se temo che dovrò andarmene da questo mondo senza vedere l’una o l’altra di queste due città pensare finalmente ai fatti propri, io pregherei il Patriarca di indire almeno un mese di digiuno e di penitenza perché il buon Dio convinca un imprenditore che abbia dimostrato con i fatti di saper condurre un’azienda, ad accettare la croce pesante di amministrare Venezia, almeno fino a che non abbia tirato su un gruppo di allievi promettenti.

Comunque il sindaco che sogno dovrebbe essere un uomo che non si lascia condizionare né dai sindacati né, meno ancora, dai centri sociali; uno che tenga in pugno la sua squadra e pretenda che ogni assessore faccia altrettanto con i propri dipendenti comunali, uno che lavori e lavori per le cose utili per la comunità e non per creare problemi in più oltre a quelli che ogni cittadino ha già per conto proprio.

Il sindaco che sogno dovrebbe mettere il naso sui bilanci di tutte le società partecipate, perché i bilanci siano almeno alla pari, controllare che le due città siano pulite e ordinate, che i vigili siano sempre in strada perché siano osservate da tutti le norme e le leggi. Qualcuno potrà pensare che domando troppo; però, senza presunzione, ho personalmente constatato che quando si hanno le idee chiare e ci si impegna seriamente, le cose possono andare anche così. Se qualche aspirante sindaco ha dei dubbi, venga al “don Vecchi” per rendersi conto che si può anche amministrare bene la propria azienda.

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