Monsignor Vecchi

Che io abbia stima, riconoscenza ed affetto per il mio vecchio insegnante, prima di lettere, poi di filosofia, ed infine parroco di San Lorenzo, penso sia abbastanza noto. Tra i miei maestri è quello che certamente cito di più e penso di essere stato, tra i suoi allievi, quello che maggiormente ne ha memoria. Ciò, se non fosse altro, per aver dato il suo nome ai cinque Centri don Vecchi.

A Mestre penso che siano veramente pochi i cittadini che non conoscano don Vecchi, anche se spesso solamente per averne sentito ripetere il nome in riferimento agli alloggi per anziani.

Ho già scritto che, per un seguito di vicissitudini, sapevo che il giornalista di “Gente Veneta”, Paolo Fusco, ne aveva scritto la biografia e qualcuno mi aveva pure regalato questo volume, ma l’ho perduto – e solamente, circa un mese fa, avendone avuto in dono una seconda copia dall’ingegner Andrighetti, ho avuto l’opportunità di leggere questa corposa e dettagliata biografia.

In passato non avevo cercato il volume più di tanto, perché pensavo di aver conosciuto molto bene di persona monsignor Vecchi, avendo vissuto accanto a lui in un rapporto molto stretto per moltissimi anni. Ora, avendo terminata la lettura del volume, “Inchiesta su un sacerdote, una chiesa, una città. Valentino Vecchi”, molti aspetti sepolti da decenni sono riemersi alla memoria e altri li ho scoperti in maniera assolutamente nuova. Il biografo deve aver fatto una ricerca veramente certosina scoprendo una documentazione che neppure sapevo esistesse, tanto che anch’io, che pur pensavo di conoscerla bene, con molta sorpresa ne sono venuto solo ora a conoscenza.

Finita la lettura, in maniera globale, non è mutato il mio giudizio nei riguardi del vecchio maestro, però qualche ritocco sono costretto a fare rispetto a come lo ricordavo. Mi soffermo solo su alcuni aspetti assolutamente positivi.

  1. Monsignor Vecchi fu il primo in assoluto a pensare ad una pastorale di tipo globale per le comunità cristiane della nostra città. Se confronto il suo progetto con la situazione attuale, devo concludere che a Mestre in questo campo siamo regrediti di almeno cinquant’anni. I suoi ripetuti, e quasi testardi tentativi, sono andati a vuoto per la passività e il rifiuto di Venezia.
  2. Monsignor Vecchi, nonostante non amasse tanto fare il parroco nella parrocchia che gli fu assegnata – e non si sentisse tagliato per quel “mestiere” – la svecchiò e la portò ad essere, a livello di impostazione pastorale, senza dubbio di smentita, la punta di diamante non solo a Mestre e Venezia, ma pure nel Veneto. Furono veramente tante le iniziative concrete da farne di certo la mosca cocchiera.
  3. A monsignore piaceva parlare, progettare, scrivere e filosofeggiare, però fu il primo, e purtroppo l’unico, a creare gli strumenti concreti perché questa crescita e questa pastorale d’insieme, potessero realizzarsi. Scrissi, e Fusco lo riportò nel suo volume, che Vecchi fu un “generale” di genio, però senza collaboratori, ma soprattutto senza la fiducia e l’appoggio dello “Stato maggiore”.

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