Il lumino rosso

Vi sono certi riti e certi segni religiosi ai quali un tempo si dava grande importanza, ma che, in questi ultimi venti, trent’anni non dicono quasi più nulla, pur continuando ad essere presenti nelle nostre chiese. Essi sono diventati quasi dei soprammobili ai quali nessuno bada più.

Quando abbiamo aperto la “cattedrale tra i cipressi” del nostro cimitero, il marmista Pedrocco di via del cimitero, che io ho sposato molti anni fa, con un gesto di grande generosità mi ha donato il tabernacolo in marmo bianco con la figura di Gesù su fondo oro scolpita sulla porticina ed una bella acquasantiera, pure fatta da lui, in marmo rosso di Carrara. Il tabernacolo illuminato rimane la custodia dell’Eucaristia; accanto abbiamo posto un lume rosso a luce elettrica che accendiamo al mattino non appena aperta la chiesa. Ma credo che sia l’acquasantiera, più che il lumino rosso, a non essere notata quasi da nessuno. Per una quindicina di giorni mi dimenticai di riempirla d’acqua benedetta, ma nessuno è venuto mai a dirmelo e, meno ancora, non mi è mai capitato di vedere alcun fedele intingervi le dita per farsi il segno della croce entrando in chiesa. Ricordo che a catechismo mi hanno insegnato che quel gesto significava che il cristiano sentiva il bisogno di purificarsi prima di entrare nella casa di Dio per incontrare il Signore.

Al lumino rosso accanto al tabernacolo un tempo si dava ancora maggior importanza. Quante volte genitori e catechisti mi hanno insegnato che quella lampada rossa indicava la presenza reale di Gesù ed aggiungevano che nelle chiese protestanti non si usava metterlo perché loro non credevano alla presenza reale di Cristo nel segno eucaristico e perciò quei templi erano freddi, quasi disabitati, perché non c’era Gesù ad accogliere i suoi fedeli.

Il lumino rosso ora si accende quando giro l’interruttore – un gesto quasi banale – ma un tempo c’era quasi un rituale che sapeva di mistero e di sacralità: il sagrestano con attenzione rinnovava l’olio, metteva lo stoppino nuovo che era tenuto a galla da tre piccoli sugheri. Ora quasi nessuno avverte più il monito di questi segni.

Romano Guardini, il grande teologo italo-tedesco, ha scritto un bellissimo libro su “I santi segni”: l’inginocchiarsi, i gradini, le campane, il segno della croce e tanti altri gesti cristiani che contengono dei messaggi per lo spirito. Recuperarli non sarebbe male, anche se oggi della nostra fede abbiamo tante altre cose più importanti da recuperare. Comunque, da parte mia, ho deciso che a fine anno, tempo in cui andrò “in pensione” una seconda volta, e quella definitiva, passerò, come il curato d’Ars, l’intera mattinata nella mia “cattedrale” per offrire un segno, mi auguro, ancor più vivo del lumino rosso, di quel Gesù che ascolta, consola, perdona ed offre speranza; sperando che i fedeli comprendano di più questo segno fatto di fede e di vita.

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