Oggi

Normalmente inserisco all’interno de “L’Incontro” degli inserti. Qualche settimana fa ne ho dedicato uno a Etty Hillesum.

Ho conosciuto questa ragazza ebrea olandese, travolta dalla tragedia dell’olocausto, morta, non ancora trentenne in uno dei peggiori lager nazisti, leggendo il suo diario che recentemente è stato nuovamente pubblicato. Confesso che gli scritti di questa giovane mi hanno offerto le riflessioni più umane e religiose che abbia mai letto in questi ultimi vent’anni.

Spendo due parole per inquadrare la storia e la testimonianza di questa ragazza che, partendo da una vita frivola e poco morale, incontra uno psicoterapeuta, se ne innamora, poi però, nonostante queste premesse e questo rapporto ambiguo, approfondisce il discorso religioso, arriva alla fede e la vive in maniera così profonda da diventare testimone di una religiosità veramente sublime che la portò a condividere lucidamente il dramma del suo popolo, immolandosi con esso.

Spesso vedo citare, sulle riviste più serie, pensieri di questa donna che a mio parere sarebbe opportuno conoscere meglio perché ha veramente molto da dare.

Torno all’inserto de “L’Incontro”. La Hillesum afferma: «Una volta vivevo sempre in una fase preparatoria di qualcosa di diverso, di grande e di vero. Ora questo sentimento è cessato, vivo pienamente; la vita vale la pena di viverla ora, oggi, in questo momento e se sapessi di dover morire domani direi: “mi dispiace molto, ma così com’è stato è stato bene”».

Questa riflessione mi ha costretto a riflettere perché capita anche a me di non vivere appieno quello che sto facendo, quello che sto vivendo; invece di viverlo come preparazione o come premessa del domani, di quel domani che scivola sempre più avanti come qualcosa di imprendibile e di evanescente, mi pare di capire che il dono della vita lo debbo cogliere oggi, anche se quello che sto facendo può sembrarmi banale e soprattutto che il suo valore sia dato dal sogno o dal progetto che sto rincorrendo e che quasi certamente finirò per rincorrere per tutta la vita.

Ho confidato ai miei amici che sto leggendo un libro di Fusco che racconta la vita di monsignor Valentino Vecchi, un prete che ho conosciuto, col quale ho condiviso molte avventure e molti progetti. Il volume di Fusco sta riportandomi alla memoria le mille imprese, le mille realizzazioni; infatti il mio vecchio parroco ha vissuto una vita molto intensa, ha realizzato tante opere, veramente colossali. Però che cosa oggi queste realizzazioni possono aggiungere di intensità, ebbrezza, gioia, speranza, al suo passato? Quasi tutti lo hanno dimenticato, chi abita le strutture che lui ha creato con tanti sacrifici, tante ansie e rischi, le da per scontate, neppure si domanda a chi deve questi doni. Così sarà certamente per me e per tutti. Se voglio esser saggio non posso far altro che accettare quello che la vita mi porge in ogni momento, spremere dal presente il nettare, la ricchezza per vivere una vita vera e non esser come Godot che attende, cerca e spera ciò che non arriverà mai.

21.08.2014

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