Sto cambiando lavoro

Credo che il Signore mi abbia dato ancora sufficiente lucidità per riconoscere i miei limiti e le mie residue possibilità.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in una frase del famoso polemista convertito alla fede in età matura, che si rivolge a Dio con questa preghiera: “Mio Dio, donami abbastanza serenità per accettare quello che non si può cambiare. Mio Dio, donami abbastanza coraggio per cambiare quello che si può cambiare. Mio Dio, donami abbastanza saggezza per discernere l’uno dall’altro”.

Sulla falsariga di questo pensatore cristiano, ho sentito anch’io il bisogno di rivolgermi al Signore con questa preghiera: “Mio Dio, donami saggezza perché comprenda quello che non posso e non devo più fare. Mio Dio, donami abbastanza coraggio per tagliare su quello che non è più alla mia portata e ancora buona volontà per occuparmi a far bene quello che posso ancora fare. Mio Dio, aiutami a fare questa scelta non per egoismo o per comodità, ma per fare al meglio quello che riesco ancora a fare, date le mie residue forze fisiche e mentali”.

E’ ormai da tanto che rifletto su questo problema, conscio che non sono più sufficientemente disponibile ad accettare il nuovo senza resistenze, a elaborare il pensiero in maniera lucida e saggia così da essere utile a qualcuno, a portare il peso e la responsabilità di dover decidere senza farmi perdere la serenità e la pace.

Queste considerazioni mi stanno facendo riflettere se sia giunto il momento di chiudere con “L’Incontro”, di lasciare la direzione dei Centri don Vecchi e il coinvolgimento in prima persona con le associazioni di volontariato del Polo solidale. Ricordandomi però del proposito fatto da tempo che “desidero incontrare la morte da vivo” sto elaborando un nuovo progetto di vita che sia compatibile con le risorse della quarta età nella quale mi sono già inoltrato da un pezzo.

La prima bozza di programma che mi passa per la testa è quello di trascorrere l’intera mattinata nella mia “basilica tra i cipressi” per le celebrazioni liturgiche e per offrire disponibilità a chi vuole incontrare un sacerdote che non ha fretta e che è disposto ad ascoltare, condividere e pregare.

Mentre il pomeriggio lo vorrei dedicare ai residenti dei Centri don Vecchi, soprattutto a quelli che non escono e che rimangono sempre a casa per la loro parziale autonomia. Di questi “parrocchiani” ne ho 250 al “don Vecchi” di Carpenedo, 65 in quello di Marghera, 70 in quello di Campalto e 65 agli Arzeroni. Ora sto aspettando dal Signore la risposta alla mia preghiera e poi farò una scelta coerente.

13.08.2014

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