Lo staff del Don Vecchi 5

Un medico amico, a cui debbo molto, mi ha segnalato la situazione difficile dei genitori di una collega della specialità di urologia della clinica universitaria dell’ospedale di Padova. Mi ha raccomandato con tanta convinzione questa coppia di coniugi greco-albanesi e mi ha chiesto di poter incontrare la sua giovane e brillante collega figlia di questi signori.

Un mese fa questa giovane donna è venuta al “don Vecchi” e mi ha parlato con tanta tenerezza e convinzione dei suoi genitori assicurandomi che erano disposti a qualsiasi lavoro pur di essere economicamente autosufficienti. Mi disse che il padre, quasi sessantenne, laureato in odontoiatria, ha fatto tutti i lavori possibili ed immaginabili, anche i più umili, ma sempre precari e di poca durata e che il fatto che il suo titolo accademico non sia riconosciuto in Italia gli impedisce di esercitare la sua professione.

Mentre questa cara ragazza perorava la causa dei suoi genitori, ebbi modo di avvertire in maniera toccante il suo affetto filiale, la stima e la disponibilità di questa cara gente.

Se risulta difficile trovare un lavoro per noi italiani qui nel nostro Paese, è pressoché impossibile per gli extracomunitari con una professione non riconosciuta e con una certa età trovare un lavoro che garantisca una certa continuità, seppure con un salario molto modesto.

Ne parlai un po’ a tutti i responsabili della Fondazione i quali ebbero tutti la stessa sensazione positiva, ed essendo quasi ultimata la nuova struttura accettarono l’assunzione. Infatti si avvertiva la necessità di una presenza e di una vigilanza costante.

Questo fu tanto vero che il giorno prima dell’arrivo dei due sposi una squadra di lestofanti, arrivati di notte con un camion, rubarono tutti i divani, quadri, termosifoni e frigoriferi. I nuovi “custodi”, o meglio fratelli, entrarono in punta di piedi nella nuova struttura e in poche settimane essa cambiò radicalmente d’aspetto, tanto è linda, ben curata e, pur non essendo ancora occupata dagli anziani, essa dà l’impressione di un ambiente vivo ed accogliente: i prati sono stati rasati, le piante degli interni curate, i gerani dei cortili interni tutti in fiore e tutti i meccanismi complessi di una struttura moderna sono tenuti sotto controllo.

La nuova grande casa per gli anziani ha così già un cuore che batte e quando i nuovi residenti entreranno nei loro alloggi, pur un po’ smarriti e disorientati, avranno un sicuro punto di riferimento che li accoglierà con affetto e disponibilità.

Ormai lo staff che guiderà questa esperienza pilota per dare una risposta adeguata alle attese degli anziani in perdita di autonomia è quasi al completo.

Dirige lo staff: la dottoressa Rosanna Cervellin, con la sua aiutante di campo: dott.ssa Viorica Dragutan, e i dottori Sergio Balica, Tommaso, coodiuvati dai volontari: Linda, Mariolina, Lorenzo. Oltre un altro gruppetto di volontari addetti alla cucina. A questi operatori s’aggiungono le assistenti di condominio e soprattutto i familiari, la presenza dei quali sarà assolutamente determinante per la buona riuscita di questa nuova sfida della Fondazione Carpinetum.

14.08.2014

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