Io, tu, Dio

Credo che il cardinal Ravasi sia pressappoco il “ministro della cultura” della Chiesa cattolica. Io ho avuto modo di conoscerlo attraverso dei “talloncini” che per anni ha pubblicato sul quotidiano dei vescovi italiani “Avvenire”. In prima pagina, appena sotto il titolo, pubblicava ogni giorno un “pezzo” quanto mai contenuto come numero di righe, ma di straordinaria intensità di pensiero.

So che Ravasi è un sacerdote lombardo, che era il titolare della Biblioteca Ambrosiana e che svolgeva un’intensa attività di ordine culturale. Di questo sacerdote possiedo alcuni volumi regalatimi da amici, che raccolgono i suoi interventi sulla stampa e, tra gli altri, uno che risponde alle obbiezioni e alle problematiche più difficili del cristianesimo e della Chiesa. La sensazione che ho avuto da questa lettura è quella di trovarmi di fronte un uomo di una intelligenza sopraffina e di una cultura vastissima, anzi mi verrebbe da dire illimitata.

Leggendo queste opere, tante volte mi sono chiesto: “Come è mai possibile tanta intelligenza ed altrettanta cultura?”. Per me leggere le opere di Ravasi è sempre stato difficile perché lui vola troppo in alto e faccio fatica a seguirlo; usa dei passaggi assai difficili che mi fanno prendere coscienza della mia inadeguatezza a seguire discorsi tanto impegnativi.

Delle signore del gruppo “I figli in cielo” – mamme che hanno perduto tragicamente figli giovani, – che non so per quale motivo lo conoscevano, mantenevano con lui rapporti tanto familiari da riuscire a portarlo, due o tre anni fa, a celebrare e a fare una lezione sull’aldilà in basilica di San Marco. Queste signore mi hanno riferito che in realtà è un uomo semplice e alla mano.

La Chiesa, prima gli ha offerto questo importante dicastero e poi, un anno fa, gli ha concesso la porpora cardinalizia.

Ravasi poi è stato un collaboratore del cardinal Martini di Milano e con lui ha creato la famosa “Cattedra dei Gentili”, attraverso la quale la Chiesa ha tentato un dialogo positivo con i credenti.

Date queste premesse, qualche giorno fa un mio amico, per la seconda o terza volta, mi ha portato il periodico della Confindustria “Il sole 24 ore”, ove Ravasi pubblica la rubrica “Breviario”. Nell’ultima copia che mi ha portato, sotto il titolo “Io, tu, Dio”, ho letto un trafiletto che riporto integralmente, perché credo che questa tesi di Ravasi sia una tesi che anch’io confusamente ho cercato di mettere a fuoco per tutta la vita e ritengo la “chiave” con cui ho tentato e sto tentando ancora di aprirmi al mistero di Dio.

Oggi lo offro agli amici come “una perla” evangelica di grande valore.

BREVIARIO

Io, tu, Dio

Ho cercato la mia anima e non l’ho trovata. Ho cercato Dio e non l’ho trovato. Ho cercato mio fratello e li ho trovati tutti e tre. Mi ha impressionato – a tal punto da rimanermi infissa nella memoria – una battuta del filosofo francese Emmanuel Lévinas: «Io non so chi sono prima di incontrare te». L’altro è lo specchio che ti permette di conoscere il tuo volto perché con te condivide l’umanità, l’anima, la mente, la vita. Ebbene, la considerazione sopra citata fa un passo in avanti e ci invita a scoprire nell’altro anche il volto di Dio. A suggerire questa esperienza è quel visionario che fu William Blake, poeta e artista nutrito delle Sacre Scritture. La sua intuizione è debitrice di una pagina evangelica nella quale Cristo rivela che il suo viso si cela dietro i profili miseri degli ultimi dei nostri fratelli affamati, assetati, stranieri, nudi, malati, carcerati (Matteo 25,31-46). È nell’amore autentico che incontri il tuo io, l’altro e Dio.

Gianfranco Ravasi

10.09.2014

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