Essere non avere

Il cieco di Gerico disse a Gesù: «Fa che io veda» e Gesù a lui: «Vedi, la tua fede ti ha salvato!». Sono convinto che ieri il Signore abbia fatto anche a me questo miracolo. Vedere è veramente uno splendido dono di Dio, però quando si vedono cose belle e positive.

Tanti anni fa ho letto un magnifico racconto di André Gide, l’autore che più di altri mi ha fatto capire quanto grande sia il dono della vista. Il racconto è di una estrema delicatezza, ma pure di grandissima efficacia. Un pastore protestante, che é pure medico, visitando i fedeli della sua comunità si accorge di un’adolescente cieca che può essere curata e riavere la vista. La cura e la ragazzina ci vede.

A questo punto Gide diventa veramente insuperabile, facendo sentire al lettore l’ebbrezza infinita con cui questa adolescente scopre l’azzurro del cielo, le danze degli uccelli, il verde del giuncheto e le acque blu del mare. Il lettore pare che riscopra la bellezza del creato, o meglio che la scopra per la prima volta. Anche a me l’altro ieri è capitato di fare questa scoperta inebriante. Specie negli ultimi tempi non ho visto che il marciume di amministratori pubblici, di magistrati e di imprenditori a proposito del Mose. I miei occhi si sono riempiti dello squallore desolante dei nostri senatori, del loro comportamento squallido, dei loro discorsi inconcludenti, tutti tesi a buttare a mare una riforma attesa da quarant’anni, una litigiosità esasperata e faziosa. Questi stessi occhi han dovuto sopportare le manfrine dei sindacati, la lotta senza quartiere di una folla di dipendenti dell’Alitalia decisi a voler mantenere i loro privilegi impossibili, il carrozzone che in questi ultimi anni a causa di imprenditori avidi ed incapaci e di una folla di tre quattromila dipendenti in più che come unico compito avevano quello di percepire i lauti stipendi. (Infatti la nuova compagnia spero che potrà funzionare meglio senza questa inutile e pesante zavorra che ha affondato più volte la nostra compagnia di bandiera).

Su questo sfondo cupo e desolante poter vedere finalmente trentamila giovani scout dai volti freschi e puliti che, seduti per terra, ascoltano gioiosamente Papa Francesco, accolgono in maniera goliardica e scanzonata il giovane capo di governo con il fazzolettone scout al collo, accompagnato da Agnese, la sua giovane sposa, e con i due figlioletti pure scout accanto, sentire il capo di governo, e soprattutto il segretario di quel partito che per sessant’anni occupava le Botteghe Oscure sotto il simbolo della falce e martello, è stato per me un dono immenso.

A tutto questo si è aggiunto l’aver sentito le parole di Renzi, a cui è stata consegnata “la carta del coraggio”: «Siate i giovani che credono all’essere e non all'”avere”, siate non la speranza del domani, ma quella di oggi», è stata pure una delizia per le mie orecchie.

L’aver visto e sentito questi “miracoli” e queste meraviglie ha fatto rifiorire la mia speranza e la mia gratitudine al buon Dio.

09.09.2014

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