L’integrismo nostrano

Domenica scorsa la Chiesa ha proposto all’attenzione dei cristiani la parabola del buon seme e della zizzania. Credo che tutti la conoscano, però penso che sia opportuno riassumerla in poche parole. Un signore seminò del buon seme nel suo campo, ma purtroppo “l’uomo nemico” nottetempo vi seminò la gramigna. Quando quello e questa germogliarono, i contadini si accorsero del brutto inghippo e proposero al loro padrone di sradicare la gramigna. Sennonché quel proprietario, uomo saggio, ordinò che si lasciasse crescere anche la gramigna per non incorrere nel pericolo di danneggiare anche il grano ed avocò a sé la cernita a fine stagione.

Fin dal primo momento di riflessione pensai: “Qui ci starebbe bene una bella lezione sull’integrismo, cioè sulla tentazione di chi si crede nel giusto eliminando radicalmente chi ritiene sia dannoso alla società”. Immediatamente mi venne in mente il fondamentalismo islamico che a questo riguardo sembra perfino insuperabile nella sua arroganza, prepotenza e mancanza di rispetto per chi la pensa diversamente.

Poi m’è parso che il discorso fosse troppo comodo perché l’Islam, specie quello fondamentalista, è in arretrato sulla civiltà di almeno mezzo millennio. Sarebbe una pretesa assurda che in poco tempo possa recuperare tanto ritardo! Preferisco riflettere sull’integralismo di casa nostra. Non è vero forse che noi cattolici sul divorzio, sull’aborto, sull’eutanasia, o comunque su quelli che vengono definiti “i valori non negoziabili” siamo integristi?

Dichiaro, senza riserve mentali, che a livello di coscienza penso che queste scelte siano errate, contro natura e dannose ai singoli e alla società. Ritengo però anche, sulla scorta del suggerimento di Cristo, che non sia giusto, anzi sia immorale, imporre per legge questi valori cristiani a chi non li condivide.

Con questo non dico che il cristiano se ne debba stare alla finestra con le braccia conserte a vedere come vanno le cose, ma anzi credo che debba impegnarsi a fondo con la sua testimonianza e come pure col suo contributo razionale per mettere in guardia i cittadini dall’errore di queste scelte e dalla loro nocività.

E’ doveroso invece pretendere che la società rispetti le mie scelte e quelle altrui; questo è il compito fondamentale di una società moderna. Il tempo dello stato confessionale è tramontato da molto ed è bene che sia così perché di danni e abusi sulla libertà degli altri questa mentalità ne ha già fatti fin troppi. Il cristiano deve essere soprattutto un testimone onesto, credibile, però rispettoso di quelli che ritiene siano in errore imparando da Dio stesso questo comportamento.

C’è un salmo che afferma che Dio è talmente rispettoso della libertà delle sue creature, che perfino fornisce loro il tempo e le forze perché lo possano offendere. E’ tempo di pretendere libertà e rispetto per le nostre scelte e di garantire nel contempo la libertà ai nostri concittadini di comportarsi in maniera anche opposta alle nostre convinzioni. A questo riguardo penso che i radicali siano di qualche passo più avanti anche di noi cristiani.

15.08.2014

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