Amarcord

Non sarei onesto se non confessassi che in occasione della celebrazione, seppur in sordina, dei miei sessant’anni di sacerdozio, non sia stato risucchiato dai ricordo del mio passato di prete.

Nel numero 29 di “Gente Veneta”, il settimanale della diocesi, il bravo giornalista Paolo Fusco ha pubblicato un’intervista che mi aveva fatto qualche giorno prima per telefono. La stessa cosa ha fatto per don Angelo Centenaro e per don Luigi Stecca, i due sacerdoti ordinati con me nel giugno del 1954.

Ho letto con attenzione e forse con più curiosità, i tre “pezzi” nei quali Fusco ha tentato di riassumere vita, morte e miracoli di noi freschi di sessant’anni di sacerdozio. Mi pare sia naturale che mi abbia interessato maggiormente quanto questo bravo professionista della carta stampata ha scritto su di me.

Una volta letto il pezzo, vergato con garbo e generosità, mi sono domandato se sono proprio io il vecchio prete di cui parla Fusco, se è proprio mia la vita descritta da questo giovane che ho incontrato come obiettore di coscienza in redazione di Radiocarpini.

L’articolo è frutto di una telefonata di una ventina di minuti e di un curriculum che gli ho mandato per fax. Con Fusco sono abbastanza spesso in contatto perché gli chiedo spesso aiuto quando ho bisogno di informare l’opinione pubblica del versante religioso sulle vicende dei Centri don Vecchi. Nel suo articolo ha indugiato maggiormente sulle iniziative e le vicende nelle quali sono stato coinvolto, un po’ meno sul mio sentire cristiano o sul mio vivere “il mistero” della fede, della Chiesa e del sacerdozio cattolico.

Sono convinto che il mondo che è emerso è stato soprattutto quello delle opere, piuttosto che quello sotterraneo della coscienza, del sentire e del pensare. D’altronde questo è comprensibile perché il nostro rapporto pur cordiale, affettuoso e ricco di stima, non ha mai attinto all’interiorità.

Leggendo l’intervista avrei tantissime altre cose da aggiungere, però quello che le ha generate è un mondo interiore molto più tormentato, irrequieto e preoccupato. Per far emergere questo, che forse è il supporto di tutte le mie scelte e le mie reazioni, ci vorrebbe certamente più spazio e soprattutto più volontà da parte mia di “scoprirmi”, volontà che per ora non ho.

Qualche mese fa un altro dei miei ragazzi, Francesco Bottazzo, che lavora per “Il Corriere del Veneto”, mi ha proposto di scrivere la mia biografia, cosa che ho rifiutato decisamente a motivo del mio essere schivo e riservato per le cose che riguardano il mio intimo. Comunque chi fosse interessato a conoscere un po’ di più di questo vecchio prete, non ha che da leggere “L’Incontro” e mettere assieme tanti piccoli tasselli e ne verrebbe fuori una figura un po’ più tormentata e sempre in ricerca di quella apparentemente vincente che emerge dall’articolo di “Gente Veneta”.

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