Croce e delizia

Il diario è, o dovrebbe essere, di per se stesso, l’immagine e l’espressione dei sentimenti di chi lo scrive. Credo che il mio diario rispecchi fin troppo bene lo stato d’animo e la reazione agli eventi nei quali sono coinvolto.

Faccio ancora una volta questa premessa per giustificare il mio intervento su un argomento su cui mi sono espresso anche in questi ultimi giorni, cioè il volontariato.

Ho scritto recentemente che nutro una certa preoccupazione per il presente e per il prossimo futuro delle quattro associazioni di volontariato che rappresentano l’osso portante del “Polo solidale” del “don Vecchi”, presso il quale ogni giorno accorrono migliaia di concittadini e di extracomunitari a chiedere aiuto. Le difficoltà in questo settore non mi sono assolutamente nuove. In passato sempre si sono ricomposte, però ogni volta mi preoccupano fino all’angoscia per il timore che possa venir meno questo aiuto ai poveri e che venga a mancare alla nostra Chiesa veneziana la testimonianza più significativa della sua concreta attenzione al dramma dei fratelli più poveri.

Un esercito di volontari, non pagati, non fortemente motivati, non addestrati per quello che devono fare, è difficile da guidare, ma se questo esercito recluta i suoi “soldati” dal mondo veneziano in cui impera sovrano ed incontrastato l’individualismo, la cosa diventa ancora più difficile.

Qualche giorno fa ho ricordato che i volontari della comunità di Sant’Egidio che ho incontrato negli anni scorsi mi sono apparsi profondamente motivati da valori religiosi. La scelta di mettersi a disposizione del prossimo poggia sulla parola di Cristo, mentre la mia gente l’ho reclutata così come veniva e m’è parso per molto tempo di non dover premere più di tanto sui princìpi e i valori cristiani di fondo, pensando che il fatto stesso che si mettessero a disposizione del prossimo li mettesse automaticamente in linea con l’insegnamento evangelico.

Tra i duecento volontari che lavorano al “don Vecchi” vi sono fortunatamente anche dei cristiani seri e coerenti, non sempre però la loro testimonianza incide più di tanto e pare riesca a dare un tono e delle fondamenta più solide di quel senso di pura beneficenza che sembra essere l’elemento più diffuso. A loro merito, per quello che riguarda la costanza, la presenza nei giorni concordati, va detto che, eccetto qualche elemento, quasi tutti pare abbiano accettato di svolgere con serietà il servizio scelto.

In questa situazione avvertendo più che mai la mia fragilità, non mi resta, come Mosè, che stare con le mani alzate in preghiera e dare la mia povera testimonianza di fedeltà e perseveranza nonostante il passare degli anni. Spero tanto che basti e soprattutto arrivi un giovane prete a riordinare questo esercito di Brancaleone irrequieto, poco disponibile e non del tutto motivato.

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