Il piedestallo

Ricordo che forse due o tre anni fa ho scritto un paio di volte sull’ex allenatore della nostra nazionale di calcio, tessendone le lodi.

Da quello che mi ricordo la mia ammirazione per Prandelli nasceva dal fatto che preferiva al ruolo di tecnico, quello dell’educatore che puntava a fare della squadra un gruppo di amici e che aveva a cuore non solamente di formare un gruppo di bravi professionisti del calcio, ma uomini veri, ricchi umanamente.

Avevo letto poi da qualche parte che sia quando frequentava l’oratorio in parrocchia che quando cominciò a fare l’allenatore di squadre minori, non tollerava la violenza, la scorrettezza, la slealtà, lo scambio di denaro e soprattutto una vita viziata da parte di questi giocatori che sono sempre strapagati. Queste scelte e questo orientamento mi pareva quanto mai serio, lodevole e umanamente tanto nobile.

Avevo letto ancora che sua moglie si era ammalata di tumore e lui l’aveva assistita con grande amore, arrivando ad allontanarsi per due anni dalla sua professione per rimanere in famiglia con i suoi due figli per essere più vicino alla sposa ammalata. Tutto questo non aveva fatto che aumentare la mia stima e la mia ammirazione. Mi è parso tanto bello che in un settore che interessa le masse popolari, un uomo integro, dalle idee chiare e dalla vita sana, offrisse una testimonianza quanto mai preziosa ed esemplare.

Sennonché mi caddero le braccia quando lessi per caso in un giornale che dovendo andare in un paese estero per una partita, aveva portato con sé la sua nuova “compagna”. Io voglio essere tollerante, voglio accettare la fragilità umana, però non sono affatto propenso a dare la mia stima a chi si lascia trascinare dalla moda corrente e pur potendosi sposare regolarmente, indulge in un rapporto non limpido e comunque non conforme al pensiero cristiano.

Se Prandelli si ritiene un cattolico, come mi pare abbia affermato, trovo che questo comportamento sia in netta contrapposizione. A questo motivo, che mi ha costretto a toglierlo dal piedestallo in cui io – parlo per me – l’avevo messo, se n’è aggiunto un altro. Dopo la débacle della squadra italiana ai campionati del mondo, egli si è dimesso, forse riconoscendo i suoi errori a livello tecnico. La stampa, in occasione di queste dimissioni, l’ha esaltato perché avrebbe potuto continuare, visto che aveva un contratto che gli garantiva un milione e mezzo per un altro paio di anni. Ma a questo presunto gesto di dignità seguì un’altra notizia: lo stesso Prandelli avrebbe firmato un contratto con un Paese estero che gli garantiva quattro milioni e mezzo all’anno. “Povero” Prandelli! Penso, almeno io, di non lasciarlo sul piedestallo!

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