Lettera non spedita

Il tornado partito dal MOSE pare che pian piano si stia placando, anche se rimane sotto gli occhi della nostra società la desolazione che esso ha lasciato nel mondo imprenditoriale, nel mondo della politica e in quello delle amministrazioni statali e parastatali, le quali dovrebbero vigilare sulla correttezza della civica amministrazione, e perfino nella Chiesa veneziana che non è uscita indenne da questa “catastrofe”.

Uno dei protagonisti che ha scoperto il bubbone e che ha inciso, determinato e freddo col bisturi della giustizia, è stato il giovane procuratore della Repubblica Stefano Ancillotto. Di questo magistrato io conosco quasi solamente la fanciullezza perché nato e vissuto nella mia vecchia parrocchia e quindi conosco lui, la sorella, i genitori, le zie ed ho mantenuto rapporti cari ed affettuosi con tutti loro.

Sapendolo al timone di questa barca non solidissima che è la giustizia e che in questi ultimi decenni ha perduto molto della sacralità e della stima dell’opinione pubblica di cui godeva in passato per essersi una parte di essa schierata a livello politico, molte volte ho pensato con stima, ma pure con tanta preoccupazione, a questo giovane magistrato che, come il piccolo David, sfida il mastodontico Golia pressoché onnipotente.

Quante volte ho temuto perfino per la sua incolumità fisica. Conosco la sua lucidità, il suo coraggio e la sua determinazione, ma so pure che i poteri forti che egli ha disturbato denunciando le loro malefatte alla pubblica opinione, sono spietati, dispongono di mezzi economici illimitati e sono inseriti in una ragnatela di complicità che ha tutto l’interesse che lo status quo non venga turbato. Per questo motivo non ho cessato di aver paura, di preoccuparmi e di pregare perché esca indenne da questa sporca vicenda.

Detto questo però, come vorrei dire al mio giovane magistrato che queste cose non nascono per caso nonostante ogni tanto da una parte e dall’altra si denunci questo Stato burocratico dominato da funzionari ottusi, interessati, amanti dei timbri e delle carte bollate, per nulla preoccupati di far inceppare con la loro resistenza passiva le esigenze della società moderna veloce, dinamica, che non può aspettare perché incalzata dalle concorrenze. I nostri imprenditori, e vorrei dire perfino i nostri politici, si vedono tagliare la strada da questa gente che adora le carte, le disposizioni e quant’altro.

Mazzacurati ha del luciferino nel suo comportamento, però quel funzionario che con la sua negligenza ha affossato il Palais Lumière è altrettanto colpevole ed altrettanto dannoso alla nazione. Vorrei dire quindi al dottor Ancillotto: “Finita questa inchiesta, aprine subito un’altra contro le mezze maniche, perché sono perfino più dannose dei ladri”.

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