La pena di morte

Della produzione televisiva attuale non mi piace quasi niente. A me piacerebbero quei documentari sulle chiese, i palazzi, i borghi della nostra terra, mi piacerebbe qualche filmone in costume, inchieste, dibattiti, ricerche, concerti di musica sinfonica e lirica mentre, pur girovagando tra le centinaia di canali, non trovo altro che film violenti, volgari e futili.

Qualche sera fa, fortunatamente, su Rai Storia mi sono imbattuto, sempre per caso, in un film sulla rivoluzione francese e il suo epilogo: ghigliottina per il re, poi per la regina ed infine per Danton, uno dei principali protagonisti della rivoluzione che ha scardinato un tipo di società sclerotica e sorpassata per aprire le porte alla democrazia.

L’esecuzione capitale dei reali è stata ripresa in maniera particolareggiata nei singoli passaggi del triste e lugubre rituale. Cosa da barbari! D’istinto però l’ho confrontata con la recente esecuzione capitale mediante iniezione di farmaci venefici avvenuta qualche giorno fa in uno Stato del sud degli Stati Uniti dopo almeno tre secoli da quella della rivoluzione francese, esecuzione che ha procurato la morte del condannato dopo due ore di convulsa agonia. Gli Stati Uniti si sono “modernizzati” con la sedia elettrica e l’iniezione letale, ma appaiono più barbari ancora! Io sono decisamente contrario alla pena di morte perché credo che l’uomo sia in continua evoluzione e che anche un momento dopo che ha commesso un crimine esecrabile possa redimersi.

Un paio di settimane fa ho pubblicato la storia di un condannato a morte per omicidio che in carcere si è convertito a vita nuova tanto che, nonostante abbia subito serenamente la pena capitale, la Chiesa francese ha inoltrato la causa per portarlo all’onore degli altari come persona di riferimento a livello religioso.

La vecchia tesi della punizione o dell’esempio perché scoraggino gli individui a commettere delitti efferati, pare che scientificamente risulti inefficace a raggiungere questi obiettivi. Pur ammettendo che la società debba difendersi in maniera seria da chi infrange il codice di un vivere sereno, pare che oggi si debbano trovare soluzioni alternative che credano nell’uomo e l’aiutino a ravvedersi.

Su questo tema non solo l’Italia ma, credo, il mondo intero, devono molto ai radicali di Pannella i quali hanno fatto e stanno facendo una campagna seria e pare anche efficace per l’abolizione della pena di morte, non solamente per i suaccennati motivi, ma anche perchè è sempre in piedi la terribile possibilità dell’errore giudiziario, cosa possibile anche ai nostri tempi. Ai radicali dobbiamo pure molto per la campagna tesa ad umanizzare le carceri e renderle non solo nominalmente, ma anche di fatto, occasione e motivo di redenzione.

Mi torna a proposito e a consolazione la tesi del romanzo di Cronin “La chiave del Regno”. Tra le tante strade, penso che anche quella di Pannella, nonostante tutto, possa portare al Regno.

31.08.2014

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