“Non abbiate paura”!

In questi ultimi giorni di fine agosto la vita attorno al “don Vecchi” è molto più tranquilla del solito. All’infuori di quelle 140-150 persone che vengono allo “spaccio solidale” per “acquistare” al costo di un euro cinque prodotti alimentari messi a disposizione dai supermercati Cadoro – più il pane a volontà – regna un senso di tranquillità e di silenzio, atmosfere assolutamente sconosciute durante tutto il resto dell’anno.

All’interno del “don Vecchi” alcuni residenti sono in vacanza, altri non escono mai dal loro alloggio, altri infine sono, come tutto l’anno, a badare ai nipoti in casa dei loro figli. Comunque la vita all’interno del “borgo degli anziani” scorre sempre assai tranquilla. Questa atmosfera mi aiuta a riflettere anche se in realtà a me non mancano mai i motivi per essere preoccupato.

Ricordo che più di cinquant’anni fa, quando ero in servizio a San Lorenzo, pure assillato spesso, e talvolta turbato, dai problemi presenti in quella comunità cristiana quanto mai numerosa e spesso inquieta, confidai a monsignor Aldo Da Villa, che era il parroco, che avrei sognato una piccola parrocchia di montagna o anche di campagna ove la vita e i relativi problemi fossero meno assillanti. Monsignore, che era un uomo che aveva i piedi per terra e che s’era temprato durante la guerra facendo il cappellano militare nel deserto della Libia e della Cirenaica, mi disse: «Ricordati, Armando, che i problemi non sono fuori di te, ma dentro di te; anche se tu andassi sul cocuzzolo del monte Bianco i tuoi patemi te li porteresti sempre con te. E’ dentro il tuo animo che devi risolverli».

In questi giorni di relativa calma purtroppo molti di essi sono riemersi quanto mai amari e pungenti. Oggi, leggendo però quasi per caso, la pagina del Vangelo che narra l’incontro di Gesù di notte con i discepoli nel lago di Tiberiade, m’è parso che avrei potuto farmi aiutare da un punto di forza sempre presente ed utilizzabile, ma che spesso invece stavo trascurando:

I discepoli che vanno a incontrare Gesù a Betsaida remano con forza perché hanno il vento contro. Presi dal panico, cercano di gestire la situazione, ma le cose vanno fuori controllo. Il Signore infine viene a salvarli camminando sull’acqua verso di loro. Sfortunatamente, i discepoli però non riconoscono Gesù e pensano di aver visto un fantasma. Si accorgono poi che era il Signore soltanto quando lui finalmente dice: “Coraggio, sono io; non abbiate paura!” Gesù li calma e li rassicura. La calma ci viene dalla fiducia che Dio è presente e ci ascolta in tutte le situazioni. Rimanere calmi è difficile nel mezzo di una crisi o le cose sono fuori controllo. Imparare a liberarci dalle preoccupazioni e fidarci che Dio è presente accanto a noi è una prova di saggezza. La chiave della sicurezza è la prospettiva. Certamente, riceveremo la nostra parte di forti venti e di acque agitate nella vita. Quando questi momenti vengono, impariamo a essere coraggiosi e attenti alla presenza di Gesù accanto a noi: il Signore è sempre fedele e viene da noi quando lo invochiamo, fiduciosi.

Tantissime volte nella mia lunga vita, in momenti tempestosi, anche se talvolta queste presunte tempeste si svolgevano – come si suol dire – solamente all’interno di un bicchier d’acqua, il Signore ha risolto tutto senza interventi troppo portentosi. La chiave per aprirci alla serenità è sempre questa: pensare alla presenza di Gesù accanto a noi e rivolgerci a Lui con fiducia.

Credo che bisogna che io conficchi con più decisione nel mio animo questo chiodo: Gesù è sempre presente in ogni vicenda della mia vita e sempre pronto a risolvere il mio problema purché glielo chieda con assoluta fiducia.

30.08.2014

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