“Picconate”

Qualche sera fa, a “Rai storia”, hanno trasmesso un bel servizio su Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica italiana, assai discusso e criticato soprattutto alla fine del suo mandato.

Io non conosco più di tanto Cossiga, lo sapevo figlio di quella terra forte ed aspra che è la Sardegna, ho avuto modo di rendermi conto che fosse un uomo intelligente, di vasta cultura e soprattutto un cristiano convinto. Ricordo che in uno dei tanti scontri dialettici di carattere politico e religioso aveva biasimato il suo avversario accusandolo di avere poca cultura teologica, materia di cui talvolta lui faceva sfoggio. Non è proprio frequente – se si eccettua il mistico Giorgio La Pira o forse il (un po’) bigotto presidente Scalfaro – incontrare politici italiani che parlino volentieri e in maniera competente di religione. Ma soprattutto credo che Cossiga sia passato alla storia italiana come il presidente delle “picconate” frequenti e decise.

Il conduttore della trasmissione, esperto di politica, ha inquadrato questo bisogno quasi sadico di picconare una società e le sue istituzioni ormai ingessate e poco propense ad aprirsi ai tempi nuovi. Non sono in grado di valutare se l’azione di Cossiga sia stata opportuna o provvidenziale, sono quindi costretto a lasciare ai posteri “l’ardua sentenza”. Però devo confidare che mentre continuavo a seguire la trasmissione e a seguire il discorso del conduttore, per una strana associazione di idee, e soprattutto di immagini, fui portato a seguire quasi in parallelo l’azione di Papa Francesco nei riguardi della Chiesa, per concludere, dentro di me, che il nostro Pontefice, pur a modo suo e con forme assai diverse, è per la Chiesa un autentico “picconatore” che in poco tempo ha demolito in maniera progressiva e sempre più radicale, il modo di vivere la religione, di rapportarsi con la cosiddetta “gerarchia”, di smantellare una mentalità sacrale per far ritornare la Chiesa ad un costume da Vangelo.

Vi sono alcune immagini che, pur non accompagnate da parole, hanno letteralmente sbriciolata una impalcatura barocca, gerarchica e non in sintonia con la cultura e l’evolversi della sensibilità dell’uomo moderno. Lasciate che vi confidi questi flash che rimangono indelebili nel mio animo: l’essersi scelto il nome di Francesco, la sua richiesta di benedizione ai fedeli, l’augurare buon appetito, rifiutare indumenti particolarmente sfarzosi, salire in aereo con la borsa nera in mano, dare il bacio alla presidente poco benevola dell’Argentina, telefonare anche a semplici fedeli, mandare un obolo ai poveri, salire in pullman con gli altri prelati, il dialogo con Scalfari, scegliere come abitazione Santa Marta, parlare coi netturbini del Vaticano, sedersi tra gli altri in un banco qualunque per ascoltare la predica, andare alla mensa prendendo il vassoio per il pranzo, usare l’utilitaria per spostarsi. Sono queste “picconate” silenziose, garbate, rispettose. Ma in poco più di un anno con esse ha demolito un muro più solido di quello di Berlino!

Può darsi che Papa Francesco passi alla storia come il papa “picconatore”, comunque di fatto lo è stato. Eccome!

23.07.2014

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