Il ricordo dei fratelli Fiozzo

La signora Fiozzo, moglie del carissimo ed indimenticabile “Checco”, il parrocchiano che mi voleva un bene del mondo, che si mostrava entusiasta per ogni mia iniziativa e che approvava con candore e letizia le mie scelte, mi ha chiesto di celebrare la messa per i quattro fratelli che ora con i loro papà e mamma sono una delle più belle famiglie di Carpenedo che ora abitano in cielo.

Ho aderito immediatamente alla sua richiesta; mi fa immensamente piacere passare un’oretta con Francesco, il consigliere del Piavento, di Piergiorgio, l’Achela dei lupetti, di Paolo, il componente soave e silenzioso della Corale Carpinetum e di Raffaella, che spese una gran parte della sua eredità per comperare i cani pastore per i ciechi.

Parlare di messa di suffragio o di esequie mi è parso fin da subito un’espressione inadeguata e formale.

Mi è parso subito bello di pensare ad una riunione di famiglia, ad un incontro tra amici.

I Fiozzo sono venuti tutti, dal più piccolo alla moglie di Francesco, di Paolo e Piergiorgio, già suocere da parecchi anni. C’era nella cappella del don Vecchi un gran ventaglio di volti, di età, di professioni, ma s’avvertiva che il denominatore comune era evidente, il calore umano, la simpatia, la fraternità dei Fiozzo, ereditata da papà Attilio, parroco laico di Carpenedo e da sua moglie, la maestra per antonomasia.

Queste celebrazioni domestiche in cui lo spirito e l’umanità si fondono, si completano e si arricchiscono sono l’espressione più alta, più vera e più nobile della liturgia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.