Concimaia e profumeria

Due tre anni fa ad uno dei tanti funzionari statali che si occupano dei problemi della tossicodipendenza, è venuta in mente la balzana idea: una disposizione che contempli che soltanto un laureato in psicologia possa dirigere una comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti.

Questo provvedimento avrebbe voluto dire che coloro che hanno “inventato” queste comunità, con i relativi metodi per il recupero dei drogati, sarebbero stati esclusi dalla direzione delle più importanti di queste comunità.

A questo proposito a me è capitato di assistere ad una trasmissione televisiva nella quale si chiedeva a don Antonio Mazzi un parere in proposito. Il noto sacerdote, che in questo settore rappresenta uno dei più grandi esperti, con l’irruenza e l’arguzia che gli sono proprie, ha usato, per criticare questa proposta, un’espressione quanto mai colorita ed efficace: «Questo vorrebbe dire che se qualcuno pianta un cartello sopra una concimaia con scritto “profumeria”, essa diventa tale solamente per questo cartello».

Penso che poi di quella proposta non se ne sia più fatto niente, anche se credo che gli aderenti alla categoria degli psicologi prima o poi riproporranno l’infelice trovata.

Io da sempre sono per abolire il “valore legale” dei titoli accademici, perché solo chi dimostra di avere i requisiti è giusto che eserciti qualsiasi professione, perché le “carte”, soprattutto in Italia, non garantiscono quasi niente.

Questo discorso di don Mazzi mi è ritornato alla memoria in questi giorni essendo venuto a conoscenza di certe nefandezze compiute da gente che è ritenuta o che si presenta come cristiana e quindi discepola di Gesù. Ho sentito una volta un vecchio parroco che affermava con sicumera che “i cristiani si contano alla balaustra” (un tempo si faceva la comunione inginocchiati sul gradino del colonnato che divide il presbiterio dalla chiesa). Non è vero un fico secco, perché questo discorso assomiglia del tutto a quell’insegna “profumeria” collocata sulla concimaia.

Il titolo di cristiano ognuno deve conquistarselo “sul campo”, essendo uomo giusto, libero, solidale, onesto, fiducioso nella paternità di Dio ed altro ancora.

Forse è tempo che “buttiamo via” i registri dei battezzati, perché essi costituiscono una vecchia fotografia. Il titolo di “cristiano” o “cattolico” ognuno se lo deve conquistare ogni giorno sull’agone della vita.

18.07.2014

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