La rinuncia degli onesti apre la strada agli avventurieri

Tantissime volte, in occasione delle ricorrenti elezioni, mi sono sorpreso nel constatare che dieci, ventimila persone si offrivano per gestire al meglio la cosa pubblica. Mi sono sorpreso poi ulteriormente del fatto che non solo essi si offrivano spontaneamente per assolvere un compito tanto impegnativo e difficile – cosa quanto mai nobile e generosa – ma spendevano o rubavano un sacco di quattrini in propaganda per poter fare quest’opera così impegativa. Una volta poi eletti, quei pochi tra la grande massa dei pretendenti, riempiono le pagine dei giornali per la rissosità, le contrapposizioni e gli scandali, la cattiva gestione della cosa pubblica e le ruberie.

Qualcuno mi ha detto che i politici e i gestori delle civiche amministrazioni appartengono ad una categoria di persone particolari, che hanno facile dialettica, che si appropriano con facilità dei problemi della società e che sono portati, quasi per istinto personale, ad impostare la propria azione per accattivarsi la fiducia della gente in modo da garantirsi la rielezione e favorire la parte politica a cui fanno capo per sostenersi reciprocamente al potere.

Io spero, e pure sono convinto, che fra i tanti vi sia pure chi intraprende questa missione per motivi più alti e più nobili. Comunque penso che la maggioranza dei politici abbia un “peccato originale” che ha bisogno di un “battesimo” radicale.

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere una pagina del breviario di un testo appartenente al vecchio testamento e precisamente al Libro dei Giudici, che mi ha fornito la chiave di lettura sulla “vocazione” dei politici e che mi ha messo ulteriormente in guardia da questa gente. La riporto integralmente perché può offrire un criterio di scelta quando siamo chiamati a votare. Il testo sacro tratta della scelta per il governo degli alberi, ma penso che vada bene anche per gli uomini:

«Gli alberi decisero di eleggersi un re. Dissero all’ulivo: «Regna su di noi». Rispose loro l’ulivo: «Rinunzierò al mio olio, grazie al quale mi onorano dèi ed uomini ed andrò ad agitarmi sugli alberi?». Dissero gli alberi al fico: «Vieni tu, regna su di noi». Rispose loro il fico: «Rinunzierò alla mia dolcezza e al mio frutto squisito e andrò ad agitarmi sugli alberi?». Dissero gli alberi alla vite: «Vieni tu, regna su di noi». Rispose loro la vite: «Rinunzierò al mio mosto che allieta dèi ed uomini e andrò ad agitarmi sugli alberi?». Dissero allora tutti gli alberi al rovo: «Vieni tu, regna su di noi». Rispose il rovo agli alberi: «Se in verità ungete me come vostro re, rifugiatevi alla mia ombra; se no esca un fuoco e divori i cedri del Libano».

Concludo: se gli uomini probi, onesti, capaci e di retto sentire pensano ai fatti loro, avremo al Governo e in Parlamento soltanto “rovi”!

15.07.2014

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