Il prete che la gente sogna

Nota della redazione: questa riflessione è stata scritta quasi tre mesi fa e non ha nulla a che fare con le polemiche attuali sull’opportunità o meno di fare l’elemosina.

La produzione cinematografica deve essere enorme, però le emittenti e le ore di trasmissione sono altrettanto numerose e perciò è comprensibile che, specie le reti minori, ricorrano alle cineteche e mettano in onda film datati per coprire le ore di minor ascolto.

A me non dispiace, talvolta, imbattermi in certi film americani tutto ottimismo, sempre a lieto fine, in cui il buono, o l’eroe, ha sempre la meglio, perché sono stufo di pessimismo. Non mi dispiacciono pure quei film romantici, sentimentali, degli anni trenta e quaranta, sempre un po’ ridondanti, romantici, scontati ed ampollosi. Nel nostro mondo ormai la vita corre così veloce per cui si fa tanto presto ad essere lontani dalla sensibilità dei nostri giorni e perciò mi capita di vedere con occhi da turista che mette preventivamente in conto il dover guardare e giudicare il film, ma con i criteri del passato.

Qualche giorno fa, vagabondando ozioso fra le reti e “suonando a campanelli di sconosciuti”, mi capitò di intuire che la “storia” che andava in onda mi riconduceva a quella conosciuta ormai molti decenni fa. Dopo pochissime scene ho capito che si trattava dei “Miserabili”, del celeberrimo autore francese Victor Hugo. Credo che quel racconto, così ricco di umanità, sia conosciuto assai bene dalle generazioni sopra i cinquant’anni.

Quando intercettai la pellicola la proiezione era già avviata e quando dovetti abbandonarla era il momento in cui il “forzato” era diventato un sindaco ricco e generoso e si incontra, o si scontra, con uno sbirro spietato, astioso e meschino, che lui aveva conosciuto, bambino, accompagnato dal padre, pure gendarme nella cava ove lui era stato condannato ai lavori forzati.

Feci però in tempo a vedere la scena in cui lui, fuggitivo ed affamato, è accolto e rifocillato dal buon vescovo. Così ho visto pure la scena in cui i gendarmi lo pescano con i candelieri rubati e lo riportano nella canonica ove li aveva sottratti e il vescovo – cristiano come questo autore filantropo ed illuminista sognava i sacerdoti – dice agli sbirri di averglieli regalati lui i candelieri e che anzi se n’era dimenticato uno e quindi approfittava per dargli anche quello.

Confesso che fui contento di vedere, almeno in parte, quel film, anche se era raccontato in maniera innocente e scontata. Come sarebbe bello se tutti i preti la pensassero e facessero come quel bravo vescovo!

Il film mi fece così bene che quando il mattino dopo il solito tipo che sta alla porta del cimitero mi chiese, ancora una volta: «Don Armando, mi darebbe cinque euro?», aggiungendo poi uno degli infiniti motivi che inventa di volta in volta, glieli diedi volentieri, anzi gliene avrei dati anche cinquanta se me li avesse chiesti, e fui particolarmente felice quando mi disse, mettendoseli in tasca: «Dio ti benedica, don Armando».

Io ci tengo alle benedizioni dei poveri, anche se sono certo che sono alquanto interessate come in questo caso.

16.06.2014

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