Commiato

L’altro ieri avevo appena recitato l’ultima preghiera prima che gli operatori del cimitero coprissero con badilate leggere di terra la bara calata nella buca, quando mi squillò il cellulare che avevo dimenticato in tasca. Mi appartai un po’ per ascoltare la voce di una ragazza della mia vecchia parrocchia che mi diceva che la sua mamma stava molto male e che di certo le avrebbe fatto molto piacere se le avessi fatto una visita. Le promisi che venerdì, quando sarei andato per la mia visita settimanale all'”Angelo” per portare “L’Incontro”, l’avrei vista molto volentieri.

Di primo acchito feci un po’ di fatica a capire di chi si trattasse, ma poi pian piano misi a fuoco con molta precisione la persona. Si trattava di una giovane donna dagli occhi sorridenti e dalla voce calda che per un bel periodo di tempo aveva accettato di far catechismo in parrocchia. Conoscevo bene pure il marito e soprattutto le due figliole che frequentavano la parrocchia e soprattutto la più piccola era capo scout.

Qualche tempo fa avevo avuto sentore che aveva avuto qualche difficoltà di salute, ma non freqquentando tanto spesso la parrocchia, avevo pensato che tutto si fosse risolto per il meglio. Mi aveva colpito però il fatto che quando avevo detto che sarei andato l’indomani, la figlia si era lasciata partire quasi come un sospiro amaro: “Spero che duri!”. Mi è capitato purtroppo, nella mia lunga vita, che talvolta, essendomi un po’ attardato, pur per dei motivi che ritenevo validi, la persona se n’era andata in cielo senza che io potessi darle l’ultimo saluto lasciandomi poi nel cuore un peso e un rimorso quanto mai amari.

Perciò, nel primo pomeriggio andai subito all’Angelo, la trovai immediatamente, un po’ sfigurata dalla malattia, però il volto ancora dolce e sorridente. Al suo capezzale c’era la figlia più grande. Dormiva, tanto che pensai di non svegliarla, ma lei aprì gli occhi, mi riconobbe subito e mi sorrise con quel suo sorriso di una dolcezza e di una amabilità tutta particolare. Era assolutamente lucida e consapevole di essere giunta al capolinea. Recitammo insieme un’Avemaria. Io le promisi che avrei chiesto al mio “Principale” che si occupasse di lei direttamente. Mi sorrise ancora. Le diedi due baci con tenerezza. Questa mattina, a poche ore di distanza, suo fratello Enzo mi telefonò che Maria era tornata al Padre.

Maria è stata una gran cara creatura, dolce, sorridente e generosa, e con tanta fede. Spero che il mio bacio tanto affettuoso le ricordi di pregare anche per questo vecchio prete che arranca ogni giorno di più. «A presto, Maria!».

05.07.2014

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