“Piccolo mondo antico”

Mi è capitato tanto spesso di citare il bel romanzo di Antonio Fogazzaro “Piccolo mondo antico” perché l’evoluzione oggi è così rapida per cui capita spesso di rimpiangere o di aver nostalgia di quel mondo che ci era più familiare.

I tempi nuovi mettono sempre un po’ di preoccupazione, anche se da un punto di vista razionale li accettiamo lucidamente. Per noi anziani provare nostalgia, rimpianto, preoccuparsi per le cose nuove mi pare sia quasi fisiologico a motivo dell’età. Quello che oggi cambia in dieci anni di vita un tempo avveniva forse in un secolo. A volte il passato ci sembra migliore del presente solo perché è passato e non pesa e non preoccupa più. Se uno si apparta, non segue le vicende della vita e si attarda per crogiolarsi nel suo passato, allora il distacco e l’incomprensione diventano veramente notevoli, forse insuperabili.

Qualche tempo fa ho incontrato per caso un giovane prete ortodosso che è stato incaricato dal suo vescovo di assistere religiosamente i numerosi moldavi che arrivano a Mestre. Mi confidava la necessità di trovare un capannone a costi modesti ove riunire e catechizzare i membri della sua Chiesa. Mi è parso legittimo e doveroso fare un appello su “L’Incontro”, ora che sono moltissimi i capannoni vuoti, per trovare qualcuno che facesse quest’opera buona. Purtroppo finora il mio appello è caduto nel vuoto e nessuno ha risposto. Ritenterò!

Sennonché una nonnetta di Favaro che mi dice di leggere volentieri il periodico, mi telefonò in un momento per me infelice perché ero occupato, per dirmi il solito discorso: «Non le pare che questi stranieri portino via il lavoro ai nostri giovani, mettano in pericolo la nostra religione, che un po’ alla volta comandino loro?». E via di seguito con questi discorsi che assomigliano alla “favola del sior Intento”.

Ho cercato di parlarle del “Villaggio Globale”, del fenomeno epocale inarrestabile, che poi non è vero che i delinquenti e i cattivi sono soltanto loro, che bisogna che ci abituiamo a questo meticciato, che nessuno può farci niente perché così va la storia. Questo è il mondo e la vita, quindi bisogna che conviviamo cogliendo il meglio di questa situazione.
Niente da fare! Lei ritornava come un disco rotto sulle sue argomentazioni!

Vorrei, una volta per tutte, dire ai miei coetanei che il nostro “piccolo mondo antico” se n’è andato, è tramontato per sempre. Se vogliamo vivere dobbiamo accettare questa realtà e viverla al meglio.

Al “don Vecchi” ho ogni giorno la sensazione di essere all’interno di una casba. Non tutto è bello, anzi faccio fatica ad accettare comportamenti del mondo islamico arretrato e chiuso, però questo è il problema che dobbiamo risolvere anche se difficile e ingarbugliato.

Forse con la pazienza e la buona volontà ci riusciremo presto e meglio.

26.06.2014

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