“Il santino”

Ho scoperto che mia sorella Lucia, forse con la collaborazione da lei forzata di don Roberto, il più piccolo di noi sette fratelli, parroco a Chirignago da almeno 25 anni, sta trafficando di nascosto per far stampare una immaginetta per ricordare i miei sessant’anni di sacerdozio. Venutolo a sapere l’ho pregata di desistere da questa impresa disperata per ovvi motivi di costume.

Un tempo imperversavano questi “santini” con la figura della Madonna, di un santo o di qualcosa di sacro, che si stampavano per ricordare morti, prime comunioni e cresime, voti religiosi di frati e suore ed ordinazioni sacerdotali.

Gli uomini del nostro popolo, anche quelli meno praticanti, spesso avevano nel portafogli una immaginetta di sant’Antonio, di Padre Pio o della Madonna di Pompei. Le donne poi, specie quelle più devote, avevano i loro “libretti da messa” farciti di santini come i panini della McDonald’s. Anch’io, sessant’anni fa, come tutti, feci stampare un certo numero di “santini” per ricordare la mia ordinazione sacerdotale. Pensavo di averli distribuiti tutti in occasione della mia prima messa, invece, in occasione del mio trasferimento da Carpenedo al “don Vecchi”, come capita talvolta in queste occasioni, ne saltò fuori un bel pacchetto. La cosa mi fece piacere (credo che un pizzico di sentimentalismo o di amarcord alberghi nell’animo di ciascuno).

La mia immaginetta di ordinazione ora è abbastanza ingiallita. Da una parte porta la riproduzione della Madonna di Luini, un volto pio, dolce e delicato, quanto mai armonioso, con sotto la didascalia “Spes nostra”. Sul retro c’è un breve testo di san Paolo che, ricordo, composi cucendo assieme due frasi: “Vi scongiuro, o fratelli, per il Signor nostro Gesù Cristo e per la carità dello Spirito Santo, che mi aiutiate con le vostre preghiere affinché venga a voi per volontà di Dio nella gioia. Il Dio della pace sia con tutti voi”.

Ricordo ancora che a quel tempo volli far dire a san Paolo quello che avvertivo nel mio animo: la profonda consapevolezza del mio limite e della mia inadeguatezza, sentimento che mi ha accompagnato per tutti questi sessant’anni nonostante, per grazia di Dio, tutto non mi sia andato storto e l’auspicio di portare la gioia, nonostante il mio animo non fosse e non sia ancora estraneo alla solitudine e alla malinconia.

Al centro c’è il mio nome e, sul fondo: Venezia – San Marco 27.VI.1954 a.m. (anno mariano).

Quante volte in questi dieci anni ho rigirato tra le mani questa immaginetta che contiene, nel rettangolino di carta ingiallita, sessant’anni della mia vita di prete. Ogni tanto mi viene la tentazione di leggere nelle fibre della povera carta le vicende della mia vita; poi mi fermo perché ho quasi paura di rileggere il mio passato con la sensibilità che ho oggi.

Stamattina prendendo in mano una volta ancora quel rettangolino di carta vecchia, ormai consunta, ho desiderato che bruciandola, il Signore ne faccia sprizzare almeno una piccola fiammella di luce.

21.06.2014

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.