Voltandosi indietro

Il Patriarca Roncalli era, tra l’altro, uno studioso particolarmente esperto della storia ecclesiastica in generale, ma in particolare di quella del Lombardo-Veneto. Da quanto poi ho avuto modo di comprendere, non era uno storico del particolare come il professor don Antonio Niero, che era un fine e incomparabile conoscitore di situazioni, fatti, tradizioni, per cui la storia diventava quasi un puzzle di aneddoti ed episodi. Il nostro vecchio patriarca procedeva per sintesi di grandi periodi storici, offrendo all’ascoltatore la linea di tendenza e l’evoluzione di quanto soprattutto riguardava la nostra Chiesa.

Roncalli non aveva una chiave di lettura per aprire i singoli cassetti del farsi della storia, ma procedeva per grandi sintesi che facevano comprendere il percorso e l’evolversi della realtà da cui proveniamo e nella quale siamo immersi. Ricordo che un giorno, parlando con noi seminaristi, giustificò il suo ottimismo di fondo mostrando che l’evoluzione delle vicende della Chiesa volge sempre verso il positivo ed affermando che mai nel passato la Chiesa era stata così sana ed evangelica come nel nostro tempo.

Sono riandato a questo giudizio positivo sull’evolversi del Cristianesimo del nostro tempo che Papa Roncalli sottolineava a noi (quanto mai allora pessimisti sugli orientamenti della Chiesa), essendomi capitato in mano, in maniera del tutto casuale, uno studio della Fondazione Cini sull'”Ordinamento parrocchiale veneziano alla fine della Serenissima Repubblica”. Il testo mi ha incuriosito quanto mai perché documentava come venivano scelti i parroci nella diocesi di Venezia fino all’inizio dell’ottocento.

Qualche giorno fa ho confidato in una pagina di questo diario come io oggi vedrei configurata una parrocchia, auspicando una radicale riforma di quella attuale. Dopo la lettura dello studio suddetto mi accorgo che in questi due secoli se n’è fatta di strada e tutta decisamente in positivo.

Leggendo lo studio della Fondazione Cini ho capito che la parrocchia in quei tempi lontani offriva la possibilità per un prete di ottenere una prebenda che garantiva, oltre al privilegio, una condizione economica favorevole. Tutto il contesto ecclesiale accettava allora supinamente questa situazione.

Un tempo la scelta del parroco veniva fatta dai parrocchiani, e questo, a nostro giudizio, era un fatto democratico, in quanto si sceglieva il sacerdote più rispondente alla comunità. Purtroppo, dall’analisi di questi studi, ho capito che questo era invece un meccanismo complesso in mano a coloro che possedevano i fabbricati entro i confini della parrocchia. Tutto sommato credo che i criteri che i nostri vescovi oggi adottano per scegliere i parroci siano molto più illuminati ed aderenti ai veri bisogni delle singole comunità parrocchiali.

E’ vero pure che, nonostante tutto, la religiosità del nostro tempo, nonostante si sia affievolita la presenza ai riti, è sostanzialmente più sentita di quando tutti i fedeli andavano a messa e si comunicavano a Pasqua. Rimane vero che “gli uomini si muovono ma è Dio che li conduce”. “E, affermerei io, sempre verso il meglio!”.

20.06.2014

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