Il prete delle tariffe

Tutti quelli che mi conoscono sanno che di primo mattino io mi alzo ogni giorno alle cinque e un quarto e dopo aver letto il breviario e riassettata la mia stanza da letto, prima di partire per la mia “giornata lavorativa”, dedico 10, 15 minuti alla lettura del Gazzettino, il nostro quotidiano. Una scorsa veloce all’articolo di fondo, una rapida occhiata ai titoli, un’attenzione un po’ più particolare se vi sono notizie di carattere religioso, specie della Chiesa di Venezia e poi passo il giornale a suor Michela che ha più tempo di me per leggerlo.

Lunedì 2 giugno, giornata della Repubblica, sono stato attratto dal titolo di un articolo a cinque colonne che riguardava “il mio mondo”, articolo di cui riporto integralmente la prima parte:

PISTOIA L’anziano parroco affigge in chiesa un cartello con i prezzi dei sacramenti ed è bufera
Il tariffario del prete fa infuriare il paese I fedeli per protesta scrivono al Santo Padre. Il sacerdote replica: «Sono semplici indicazioni»
Un tariffario ed è bufera. Ad esporlo è un sacerdote, ma la comunità pare proprio non gradire l’innovazione. La vicenda si consuma in un piccolo paese del pistoiese. Il parroco espone in chiesa un foglio con indicate le “tariffe” per i sacramenti, da 190 euro per il matrimonio a 90 per battesimo o funerali, e una parte di fedeli scrive una lettera al Papa, lamentandosi anche del fatto che lo stesso prete ha deciso di mandare i bambini in altre parrocchie per comunione e cresima, causa la penuria di catechisti. La vicenda, riportata da un quotidiano locale, ha per teatro Villa di Baggio, piccolo borgo sulle colline pistoiesi.

Dico subito a chiare lettere che condivido fino in fondo la “ribellione dei fedeli” che hanno scritto al Papa. Forse avrebbero fatto meglio a parlarne direttamente col loro prete e, magari in seconda battuta, se non si fosse ricreduto, a contattare il suo superiore diretto. Purtroppo rimane vera la massima latina “Tot capita tot sententia”, tante teste tanti pareri! Comunque su quanto riguarda i soldi richiesti per prestazioni di ordine religioso ho scritto anche recentemente. Credo che quando un parroco è zelante ed ama e lavora per il suo popolo, esso non gli fa mancare mai il necessario, anzi!

Questa volta voglio fare invece un’osservazione per quanto riguarda la stampa e, nel nostro caso, il Gazzettino, periodico col quale un tempo ebbi da dire a proposito dell’importanza delle notizie che pubblica. Moltissimi anni fa con i miei scout stavamo organizzando il “Caldonatale”. Recuperavamo legna e carbone per portarli ai poveri. Non vi dico che impresa! Un centinaio di ragazzini che percorrevano le vie di Mestre con tricicli presi a noleggio. Andai in via Torino alla redazione del Gazzettino perché reclamizzassero “l’impresa benefica”. Pubblicarono un talloncino poco più grande di un bollo, mentre il giorno dopo, a Scorzè, nacque un vitello con due teste e vi dedicarono cinque colonne, tante quante “il prete delle tariffe”.

Andai a protestare. Il direttore con sussiego mi disse che il giornale è un’azienda e che il vitello con due teste avrebbe fatto vendere, mentre l’impresa benefica degli scout, pur ammirevole, non faceva vendere più copie del solito e perciò non gli avrebbero potuto dedicare che poche righe.

La cosa non mi andò giù, come non mi va giù quella del prete delle tariffe. E’ giusto che i giornalisti denuncino tutte le magagne di noi preti, magagne che sono di certo molte e purtroppo più gravi di quelle di questo “don Abbondio”, però sarebbe altrettanto doveroso che il quotidiano desse lo stesso spazio anche a tutto quello che di positivo fanno pure i preti.

Penso, pur essendo assai critico con la mia categoria, che i giornali avrebbero pure tanto materiale da comunicare.

14.06.2014

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