“L’avventura di un povero cristiano”

Potrà sembrare strano per i miei colleghi o per la gente che mi conosce, ma uno dei libri che è maggiormente rimasto impresso nella mia coscienza è stato il volume “L’avventura di un povero cristiano” di Ignazio Silone, quell’autore che si è definito “cristiano senza chiesa e socialista senza partito”. Il volume narra la vicenda di Celestino quinto, quello che Dante bollò di ignavia perché rinunciò al papato dando modo all’elezione di Bonifacio ottavo che al sommo poeta non andava proprio giù. Il frate eremita portato al soglio di Pietro è stato uno dei pochi papi che a quel tempo volle accertarsi di quel che c’era dentro all’imponente impalcatura della Chiesa della tradizione e della teologia cristiana.

Mi capita spesso di sentire colleghi e cristiani impegnati che, con fare enfatico si beano di certi misteri cristiani, quasi succhiandosi le labbra per i termini e le modalità con le quali ce li ha trasmessi la tradizione, però ho la sensazione che si accontentino del bellissimo involucro, ma che non si siano mai accertati di che cosa realmente contengono.

Vengo al motivo di questa premessa. Domenica scorsa si è celebrata la Pentecoste, la discesa dello Spirito Santo sulla Chiesa. Solamente a nominare questo termine la gente di Chiesa pare si inebri per la magnificenza e la sublimità del mistero. Io però, “povero cristiano” non ho mai sentito un prete ed un cristiano che mi spiegasse in che cosa è consistito questo grande portento.

Riassumo in due parole come gli “Atti degli apostoli”, cronaca della prima comunità cristiana, descrivono questo evento: gli apostoli, paurosi ed incerti, erano rinchiusi nel cenacolo, quando un vento impetuoso scosse le pareti e apparve un globo di fuoco che si suddivise in tante fiammelle che si posarono sul capo di ognuno. Da questo evento presero coraggio, spalancarono le porte e cominciarono ad annunciare il messaggio cristiano, ossia che Dio ci ama, che la vita ha un traguardo e una risposta, che Dio è benevolo e Padre che ci aspetta in fondo alla “strada”. E la gente, pur di etnie diverse, comprese questo messaggio e vi aderirì.

La mia domanda, che fatica a trovare risposta, è questa: “Cosa è successo perché gli apostoli siano cambiati così radicalmente?” La mia lettura è questa, o meglio questa è quella che mi convince di più: Dio ha parlato prima attraverso i profeti, poi tramite il figlio Gesù, ora attraverso gli uomini, tutti gli uomini, perché nel loro cuore e nella loro testa c’è la “fiammella di Dio”.

Ora Dio lo posso incontrare nel dialogo e nella testimonianza degli altri, e tanto più accetto la luce che proviene da ogni uomo, tanto più posso conoscere il volto di Dio e recepire il suo messaggio.

Secondo me questa splendida verità e scoperta ha acceso il coraggio e ha fatto si che essi siano usciti, la gente li abbia capiti e abbia accettato la buona notizia, l’Evangelo.

Io rimango un “povero cristiano”, ma soltanto così riesco a spiegarmi l’importanza della Pentecoste.

12.06.2014

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