Morte inutile?

Ho appena celebrato una messa in suffragio di Matteo Vanzan, il giovane lagunare morto a Nassiriya in Irak in un’azione che consentisse di poter trasportare aiuti ad una base italiana attaccata e circondata da guerriglieri iracheni.

Mi ha fatto piacere che l’Associazione di ex Lagunari del paese di Matteo abbia organizzato ancora una volta la deposizione di una corona di alloro presso la sua tomba e la celebrazione dell’Eucaristia in suffragio nella mia chiesa, perché soltanto alla luce del messaggio di Cristo questi drammi umani si possono comprendere e, pur con fatica, accettare, perché in questa prospettiva di fede tutto ha senso e significato.

Io ho conosciuto solamente dopo la morte questo giovane ed ho finito per volergli bene perché la sua “dimora eterna” attuale è ubicata all’interno del nostro camposanto il quale ospita la più grande comunità di fedeli e quindi lo ritengo mio parrocchiano. Ho approfondito questa “amicizia” attraverso quanto hanno detto di lui i giornali e i vari cappellani militari che si sono avvicendati durante questi ultimi dieci anni.

Come dicevo, questa mattina la sezione dell'”Associazione lagunari in pensione” del paese natio di Matteo ha chiesto a me il compito di ricordarlo al Signore, ai compagni d’arma e ai cittadini. Ho accettato volentieri questa richiesta perché Matteo è uno dei “parrocchiani” che conosco meglio. Ho guidato con fede e fiducia la preghiera dei numerosi presenti: militari in servizio, e militari in pensione, famigliari, compagni d’arma e cittadini, chiedendo al Signore “la vita nuova e migliore” per questo giovane che ha ritenuto di impegnarsi per creare un mondo nuovo attraverso il servizio militare e che ha pagato assai cara la sua scelta di servire l’umanità in questa maniera.

Mi è parso giusto raccogliere e riproporre la testimonianza personale di questo concittadino in armi e dell’evento della sua morte. Da un lato ho quindi affermato che è sempre doveroso sottolineare positivamente la scelta di un giovane che aveva ideali, che sapeva il probabile costo della sua decisione e che poi ha pagato questo prezzo così elevato. Ma dall’altro lato non ho potuto fare a meno di affermare con assoluta convinzione che non bisogna educare i nostri giovani a “morire per la Patria”, ma formarli a vivere a favore di essa. Ognuno deve mettere sul tavolo della vita il meglio di sé per il bene di tutti.

Pur provando un certo imbarazzo per aver davanti dei militari con belle uniformi e addosso un sacco di onorificenze, ho affermato che è ora che le questioni interne ed internazionali risolvibili con la ragione siano affrontate con il dialogo e perfino col compromesso, ma mai più con le armi.

Confesso che attualmente provo una vera nausea quando vedo in giro uniformi e sento parlare di campagne e di spese militari; mi pare che quel mondo appartenga ormai ai secoli di piombo e che la più bella operazione che potrebbe far Renzi sarebbe quella di vendere per ferro vecchio cannoni e carri armati e mandare a lavorare in fabbrica o in campagna le decine di migliaia di uomini che “vivono per la guerra”.

20.05.2014

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