“Il Quinto Evangelo”

Molti anni fa mi è capitato di leggere un volume di Mario Pomilio intitolato “Il quinto evangelio”. In questo volume l’autore afferma che la rivelazione del Nuovo Testamento raccolta dai quattro evangelisti Marco, Luca, Matteo e Giovanni, non termina con l’ultimo evangelista ma l’azione di Dio nella storia umana è continuata e continuerà fino alla fine del mondo. Questa azione continua di Dio è recepita nel “quinto evangelo”, quello che è redatto da ciò che l’uomo riesce a recepire di divino in ciò che accade nel mondo. La rivelazione e la redenzione non si sono concluse, ma sono un fatto permanente perché Dio ama e salva l’uomo in ogni tempo ed in ogni situazione.

Questo discorso per me è stato di capitale importanza perché mi sono sentito dentro l’attenzione e il progetto di Dio per la mia salvezza.

Più recentemente ho letto un altro volume, del giornalista Luigi Accattoli altrettanto illuminante e complementare a quello di Pomilio; si intitola “Fatti di Vangelo” e riporta il frutto della ricerca di questo pensatore. Egli infatti raccoglie fatti, episodi, incontri, discorsi espressi da uomini di alto profilo spirituale che, riferendosi al messaggio di Gesù contenuto nei Vangeli, compiono azioni e scelte in linea con la proposta che il Figlio di Dio è venuto a farci.

Posso ben dire che per me la lettura di questi due volumi non solo è stata illuminante, ma ha cambiato radicalmente la mia lettura del progetto di salvezza contenuta e descritta dai Vangeli. Perciò la mia fede non è stata più ancorata al passato e non mi sono più limitato a riviverla attraverso il “memoriale” che la riprende e la ripropone con i gesti liturgici che recuperano il ricordo di fatti avvenuti secoli fa, ma mi sento totalmente immerso nell’abbraccio di Dio che mi ama, mi parla e mi salva con parole e fatti a me contemporanei.

Il mio Dio non è rimasto il vecchio Dio conosciuto al catechismo e nei miei studi di teologia, ma è diventato un Dio contemporaneo, presente nel mio oggi, che mi parla, mi guida e mi salva oggi. Il mio Dio non è più quello “un po’ vecchiotto” conosciuto attraverso i discorsi e le immagini del passato, ma è un Dio vestito con gli abiti di oggi, che mi parla con la lingua parlata oggi, il Dio con cui posso colloquiare come con uno che è dentro alla mia storia, ai miei drammi e alle mie attese.

Non so se sia riuscito a descrivere questa mia evoluzione interiore. Vorrei dire che oggi non mi sentirei né cristiano né credente, se non avessi scoperto il “Dio dei viventi”. A buona ragione devo confessare che sono enormemente grato a Pomilio e ad Accattoli, “evangelisti” dell’oggi che hanno reso l’avventura cristiana come un’avventura piena di fascino che mi coinvolge fino al “midollo” dell’anima.

09.05.2014

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