Marchio D.O.C.

Non c’è ormai quasi regione d’Italia, ma pure borgo, che non rivendichi la prerogativa dell’autenticità di qualche suo prodotto. Da quel poco che so, c’è una commissione o un’istituzione a livello europeo, o forse mondiale, che ha il compito di dichiarare “D.O.C.” un certo tipo di prodotto.

Pur avendo l’impressione che queste sentenze subiscano pressioni o, una volta pubblicate, raggiri ed imitazioni, comunque disporre di un marchio di originalità dà dei vantaggi se non altro di prestigio.

Introduco così l’argomento che mi interessa perché sarei curioso di sapere chi può dichiarare che una persona è PD originale, autentico, D.O.C. Se niente niente seguo con un po’ di attenzione la storia e l’evoluzione dei partiti politici nati con la “liberazione”, dovrei dedurre che l’antenato del PD dovrebbe essere il PCI.

Che vi siano state delle variazioni genetiche dovute alla necessità di acclimatarsi alle nuove situazioni sociali è certo, però non penso che siano state tali da cambiare i connotati di fondo di quella formazione politica.

Questa conclusione mi giunge dal fatto che ho l’impressione che tutti coloro che si rifanno al pensiero nativo del ceppo originale, non riconoscano come uno di loro Matteo Renzi, l’attuale Presidente del Consiglio che pure è segretario nazionale dello stesso partito.

Qualche settimana fa ho assistito all’intervista televisiva di un gestore del bar del paese natio di Renzi, comunista fiorentino a tutto tondo, il quale disse di Renzi: «Quello andava in patronato a giocare a calcio, non in sede di partito!», dimostrando così che non lo riteneva uno dei suoi. Credo che la pensino allo stesso modo D’Alema, Bersani, Cuperlo e la vecchia e nuova guardia che, tutto sommato, si rifà al “manifesto” di Carlo Marx, anche se infiorettato da qualche venatura rosacea. Quella gente pare che senta Renzi come un corpo estraneo a motivo del suo dichiararsi cattolico, del suo dialogare un po’ con tutti per “salvare” l’Italia dal baratro, per il suo non essere a libro paga della CGIL. Al massimo Renzi è pensato almeno come un PD spurio, riuscito male.

Ho la sensazione che tutti costoro si farebbero prestare volentieri la denominazione che il cardinale Siri inventò per i DC di sinistra: “Comunistelli da sagrestia”. Renzi credo che abbia avvertito tutto questo e pur d’aver partita vinta ha detto che “è disposto anche a rispolverare il termine `compagno’ pur che lo considerino abbastanza di sinistra”.

Non credo però che basti; bisognerebbe che facesse suo anche l’atteggiamento anticlericale, rispolverasse la bandiera rossa, registrasse l’asse di trasmissione con la CGIL, ripescasse dalla soffitta la falce e il martello, salutasse col pugno chiuso e tenesse almeno, come segnalibro, una foto di Giuseppe Stalin. Forse così gli sarebbe riconosciuto il marchio di sinistra.

Fino ad un paio di anni fa pensavo che il processo storico del comunismo reale si fosse concluso con lo smantellamento del muro di Berlino. Invece no! Va a finire che neanche questa volta le sirene del PD finiranno per incantarmi e quindi sarò costretto a rifugiarmi tra le braccia di uno dei suoi alleati, anche se fragili e poco consistenti.

07.05.2014

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