Fiducia nel Padre

Oggi, per motivi assolutamente accidentali e per favorire i famigliari in lutto, nella mattinata ho celebrato due funerali. Mi è costato un po’, non per la fatica fisica – anche se alla mia età si fa sentire anche per molto meno – ma per la tensione interiore: non solamente per non banalizzare l’evento della morte rendendolo puramente rito e cerimonia ancora fortemente richiesta dalla tradizione della nostra gente, ma per approfittare di questa occasione per fare un annuncio incisivo della proposta cristiana sulla vita e sulla morte.

Sono rare oggi le occasioni in cui si può mettere gli uomini con le spalle al muro per far loro capire che bisogna scegliere e che non si può continuare a vivere il cristianesimo come un ingombro pressoché inutile che si deve tirar fuori per convenienza in determinate occasioni perché tutti fanno ancora così.

Fino ad una ventina di anni fa non avrei potuto fare i due funerali che ho celebrato questa mattina per le norme vigenti a quel tempo perché allora “i cari estinti” erano considerati “pubblici peccatori”, uno perché si è suicidato, l’altro perché era immischiato in una serie di “convivenze” che, nonostante le spiegazioni, non sono riuscito a capire, tanto erano ingarbugliate e complesse.

Ho dovuto “volare alto” per non irritare qualcuno. I famigliari di ambedue i casi mi hanno dichiarato ormai quello che sento ripetere tanto di frequente: ambedue non erano praticanti ma comunque, pur a modo loro, erano credenti. Penso proprio che le cose stiano così, infatti ormai tutte le statistiche affermano che anche nel nostro Veneto, dove le cose a tal proposito vanno meglio che in tutto il resto del Paese, i praticanti non superano il 20 per cento.

In queste occasioni vado sempre ad attingere speranza e fiducia nella parabola del Padre del “figliol prodigo” e sempre ne trovo motivi più che sufficienti per presentare al buon Dio ogni tipo di persona, credente o non credente. Guai a noi se Gesù non ci avesse raccontato quella parabola che ci mostra il cuore di Dio ben differente dal “Dio carabiniere” che ho conosciuto al catechismo in fanciullezza o al “Dio magistrato” quanto mai rigoroso ed attaccato alla legge, conosciuto nei miei studi di morale.

Confesso che non ho trovato troppa difficoltà nell’affidare al buon Dio con fiducia e serenità questi due fratelli che molto tempo fa avevano detto al Padre: «Dammi la parte che mi spetta perché voglio vivere la mia vita come mi pare meglio» e l’uno e l’altro avevano fatto di testa loro riducendosi in situazioni angosciose.

Continuai dicendo: «Perché il Padre dovrebbe comportarsi diversamente da quanto aveva fatto dire a suo Figlio duemila anni fa?» M’è parso che famigliari ed amici siano usciti di chiesa un po’ rasserenati e soprattutto riconciliati col Signore. Spero che duri!

07.05.2014

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