Sorpresa iniziale

Non so se l’ho battezzato, comunque uno dei miei “ragazzi” che conosco dall’infanzia s’è incontrato un po’ tardi con una ragazza che invece conosco da tre, quattro anni soltanto, ma che stimo e a cui voglio veramente bene. Questi “incontri” oggi spesso vanno a finire in una convivenza; nel caso mio invece, con mia enorme soddisfazione, l’incontro è sfociato in un annuncio di matrimonio davanti all’altare.

Uno dei problemi che io ritenevo del tutto marginali sta però nel fatto che lei è ortodossa, mentre il mio ragazzo cattolico.

Per salvare le due diverse tradizioni pensavo che gli esperti di liturgia delle due Chiese sorelle avessero studiato una qualche formula che accontentasse ambedue i riti e che il matrimonio celebrato sia in una o nell’altra chiesa fosse ritenuto comunque un matrimonio valido a tutti gli effetti. Al massimo supponevo che, per omaggio alla tradizione, il prete e il pope avessero invocato la benedizione del Signore con due preghiere nate in contesti diversi ma che ambedue chiedessero al Signore il dono dei figli e il dono di un amore fedele e duraturo.

Dai primi approcci sembra invece che le cose stiano diversamente. Il pope, almeno se la fidanzata ha capito bene, avrebbe detto che se si fossero sposati in una chiesa cattolica avrebbero dovuto ripetere il rito anche in quella ortodossa perché gli ortodossi non riconoscono valido il matrimonio dei cattolici.

Io chiesi pure all’esperto della mia curia come stessero le cose, perché mi pareva assurda la soluzione prospettata, perché le finalità del matrimonio – amore reciproco e fedele, fecondità e scelta di essere un segno visibile di Dio amore (sostanza del matrimonio religioso) – credo che non possano essere diverse. L’esperto della curia mi ha detto che mi avrebbe concesso senza difficoltà il permesso di celebrare il matrimonio nonostante la sposa non sia cattolica. Neanche questa soluzione mi è piaciuta, come non ho condiviso quella del pope, perché la mia curia mi pare parta da una posizione altrettanto autoritaria e supponente.

Da tanti anni sento parlare di ecumenismo, incontri, discussioni ed altro per arrivare all’unità, però se siamo ancora a questo livello penso che neppure l’eternità sarà sufficiente alle Chiese cristiane per rispondere positivamente all’invito di Gesù di convenire in “un unico ovile sotto un solo pastore”.

E’ mia intenzione incontrare il pope di Mestre che, da quanto mi è dato sapere è un buon cristiano, ma se le norme delle due Chiese pretendessero la celebrazione diversa dell’unico sacramento – perché il rito nunziale non può che essere questo – tanto volentieri parteciperò dall’ultimo banco della chiesa ortodossa, pur con tanta tristezza per tanta chiusura reciproca.

Per me è assolutamente assodato che oggi né semplici cristiani e neppure preti sanno più perché le varie confessioni religiose cristiane siano divise, oppure sappiamo tutti bene che le cause della divisione hanno poco o nulla a che fare con la fede in Gesù Figlio di Dio.

Mi pare sia tempo che se i vertici sono ancora condizionati dal passato, almeno noi “base”, troviamo con semplicità il terreno del dialogo e della comunione.

06.05.2014

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