Le parole e i fatti

Io il cardinal Bertone, già segretario di Stato di Papa Benedetto e messo in pensione da Papa Francesco, non lo conosco affatto e per quanto ne so può essere un santo prelato. O meglio, un paio di anni fa, quando si fece un gran parlare del “corvo” nascosto in Vaticano e qualcuno arrivò a sospettare che avesse qualche collegamento con il grande prelato, lessi una lunga intervista che questo cardinale rilasciò a “Famiglia Cristiana”. A dire la verità rimasi un po’ deluso perché nelle due tre pagine di affermazioni di fedeltà alla Chiesa e al Pontefice, non emergeva una posizione chiara e convincente.

In seguito ogni tanto mi è capitato di leggere pure qualche insinuazione dei soliti laici, però le ritenni sempre pettegolezzi e cattiverie. Sennonché, prima su un giornale di solito serio lessi che il cardinal Bertone si era ritirato in una suite di 800 metri quadri (ancora una volta pensai ad una delle tante malignità). Poi, qualche giorno fa, un lettore che spesso mi manda delle email sugli argomenti più disparati con critiche talvolta benevole e talora amare, me ne ha mandata una in cui dice che un prelato indignato ha affermato a radio 24 che quel cardinale si è accontentato, per trascorrere la sua vita di pensionato, di un immobile di 700 metri quadrati, 600 di appartamento e 100 di terrazza.

Il lettore mi ha domandato che cosa ne penso di questa vicenda. Queste notizie toccano un mio nervo che da una vita rimane scoperto. Spero che ci sia ancora qualcuno che ricordi che chiesi pubblicamente al vescovo Luciani di fare il suo ingresso a Venezia in “600” e al vescovo Olivotti di liberarsi della Mercedes. A quei tempi ricevetti dei richiami ufficiali, ora però che lo stesso pontefice abita in un appartamento poco più grande del mio, che è di 49 metri quadrati, e che in poco tempo ha chiesto ai preti di non usare auto di lusso, credo di non correre più questo pericolo perché sento ben coperte le mie spalle, seppure alla fine della mia vita e dopo tanti anni di solitudine.

La pedofilia dei preti recentemente ha recato infiniti guai alla nostra Chiesa, però la ricchezza, o perlomeno l’agiatezza di un certo clero, è un’altra piaga. All’infuori di Papa Francesco che non solo ha scelto il nome del Poverello di Assisi innamorato di Madonna povertà, ma pure coi fatti l’ha seguito fedelmente, mi pare che vi sia ancora troppa indulgenza da parte del Popolo di Dio nei riguardi di questa piaga.

La storia della Chiesa per fortuna è quanto mai ricca di preti e vescovi dalla vita sobria, però credo che la vergogna di una vita agiata e più che confortevole sia ancora presente, prova ne sia che gli appartamentini del “don Vecchi” destinati ai preti vecchi, per un motivo o per l’altro sarebbero ancora tutti sfitti se non li avessi destinati ad altri anziani.

02.05.2014

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