Il caudatario

La redazione di “Gente Veneta”, il settimanale della nostra diocesi è poco numerosa ma assai versatile. Io ne provo quasi invidia perché ogni settimana quei tre quattro giornalisti riescono a sfornare 32 pagine fitte fitte di avvenimenti, di notizie e di commenti che riguardano la vita ecclesiale del Patriarcato di Venezia, delle parrocchie, ma pure la vita civile delle nostre due città e dei grossi paesi che compongono la nostra diocesi. Inoltre presentano i grandi eventi che riguardano la Chiesa universale, mentre le nostre dodici pagine de “L’Incontro” escono spesso assai tribolate.

Nel numero del 12 aprile di “Gente Veneta”, come ho accennato nell’editoriale (de “L’Incontro” del 15/6/2014, NdR), la redazione ha dedicato pagine su pagine e molti servizi, tutti assai interessanti, sulla vita veneziana del cardinal Roncalli e ciò in occasione della sua santificazione. Fra i tanti articoli, tutti interessanti, ho letto con curiosità quello di Serena Spiazzi Lucchesi, che si rifà alle confidenze di don Sergio Sambin che oggigiorno deve essere uno dei preti più anziani della diocesi, ma che ai tempi di Roncalli ne era il giovane cancelliere (ossia l’addetto alla stesura degli atti ufficiali del Patriarca Roncalli).

In quell’articolo monsignor Sambin accenna alla “corte patriarcale”, che era formata dal segretario, mons. Loris Capovilla, da lui stesso in qualità di cancelliere, da don Paolo Trevisan, crocifero, e da don Carlo Seno come caudatario, ossia chierico incaricato di sorreggere la “coda” (una specie di telo lungo tre quattro metri, che costituiva lo strascico dei paludamenti patriarcali). Io ricordo pure che alle cerimonie liturgiche c’era anche un nobiluomo con lo spadino ed una guardia della basilica, vestito con un costume del `700, oltre ad un piccolo stuolo di chierici, in abito liturgico, per il servizio.

Il cardinal Roncalli è stato una persona aperta ai tempi nuovi nella sostanza, però nella forma apparteneva al “Piccolo mondo antico” che in pochi decenni è quasi scomparso e di cui Papa Francesco sta “scopando via” gli ultimi rimasugli.

Mentre leggevo queste cose con una certa morbosità, pensavo che lo stesso Roncalli ebbe in gioventù qualche noia perché sospettato di tendenze moderniste, e nella maturità qualche altra perché non ha mantenuto una distanza assoluta nei riguardi dei socialisti in congresso a Venezia e perché nella stessa nostra città c’erano dei cattolici come Vladimiro Dorigo che erano considerati troppo “di sinistra”.

Una volta ancora devo concludere che nella Chiesa ognuno deve fare la sua parte per adeguarla ai tempi nuovi e sbaglia non chi va avanti, ma chi tenta di ingessarla in un passato che comunque sarà spazzato via dall’evolversi della situazione.

14.04.2014

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