Le nostre ragazze e l’emiro

Ieri ho scoperto “suor Cristina”, la cantante di Dio. Confesso che, tutto sommato, sono stato felice che almeno qualche suora rompa le grate del convento e si metta a percorrere le strade battute dalla gente del nostro tempo, perché altrimenti va a finire che mondo e religiose camminino su due rotaie parallele ma senza potersi mai incontrare.

Però, qualche giorno prima, mi era capitato di leggere sul Gazzettino una notizia davvero scioccante: un emiro arabo ha promosso una selezione per rinnovare il suo harem e a Milano o Torino (non ricordo più) si sono messe in fila tantissime ragazze di bella presenza per superare la selezione.

La notizia è certamente di carattere morboso. Di primo acchito ho provato un senso di autentico ribrezzo e volevo passar oltre bastandomi in abbondanza il titolo dell’articolo per schifarmi dell’emiro e, più ancora, delle nostre ragazze. Poi ho voluto accertarmi se almeno vi fosse una “foglia di fico” di carattere formale per tentare di coprire questa vergogna. Ho scorso velocemente l’articolo ma non sono riuscito a capire veramente se “l’addetto ai titoli” del giornale avesse scelto una frase ad effetto, oppure se l’arabo, in maniera così sfacciata, cercasse realmente concubine per il suo harem. Dalla lettura frettolosa non ho capito! Ma che vale per capire quanto poca consistenza morale esista in certe donne del nostro Paese e quanto sia grande l’avidità di denaro. Inoltre, peggio ancora, ho capito che certi slogan, come “Se non ora, quando?” sono discorsi di bottega e a senso unico.

I giorni successivi ho guardato accuratamente se nel giornale responsabili dell’emancipazione della donna fossero intervenuti per bollare di infamia una operazione del genere. Silenzio! Silenzio assoluto! Troppe donne pare che su questo argomento – e purtroppo su molti altri che esigono coerenza, onestà, rigore morale ed altre virtù pur solamente umane – non ci sentano affatto da questo orecchio.

Mi sono chiesto dove si sono nascoste le femministe, le donne dei cortei, degli slogans e delle manifestazioni di piazza. Credo che ogni benpensante sia ben felice della sospirata emancipazione della donna, ma di una emancipazione che sia veramente tale e non di un abbrutimento pressoché animale, come nel caso in questione.

11.04.2014

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