Fuori serie

Quando si riscontrano dei comportamenti anomali in qualche persona o in qualche categoria sociale o religiosa, la gente, imbarazzata e in difficoltà di dare un giudizio, se la cava con una battuta ormai di uso comune: “Il mondo è bello perché è vario”. Non sono molto propenso ad accettare senza alcuna riserva questa sentenza, però penso vi sia molto di vero.

Questo discorso vale per il macrocosmo umano: sarebbe difficile trovare un denominatore comune tra la mentalità dei cinesi, degli arabi, dei tedeschi, degli indiani o degli svedesi, oppure dei francesi o degli italiani. Vi sono delle mentalità, degli stili di vita, norme comportamentali estremamente diversi, ma penso anche che ci sia quasi una camera di compensazione e di complementarietà che, tutto sommato, fa della diversità una reale ricchezza.

Questo discorso vale anche per il mondo degli ordini e delle congregazioni religiose. Vi sono suore di tutte le specie possibili ed immaginabili, con le divise più diverse e con i cosiddetti “carismi” (parola molto di moda tra le suore) almeno nelle enunciazioni tanto dissimili, tanto che qualcuno ha osato affermare che solo lo Spirito Santo conosce i nomi di tutte le congregazioni religiose.

Ora però, da qualche decennio, sembra che pure dagli stessi ordini monacali, antichi e moderni, stiano emergendo dei religiosi che escono dai tradizionali binari – di norma molto statici perché fissati dalle “sante regole” – per dare delle testimonianze di fede e delle modalità di apostolato assolutamente inusitate.

In proposito ricordo la religiosa francescana, “suor sorriso”, che a suo tempo deliziò la gente con le sue canzoni briose e vivaci che davano lode a Dio in maniera fresca ed immediata, tanto diverse dai canti liturgici o popolari del passato così compassati.

Ricordo pure il francescano, padre Cionfoli, che ha cantato la lode al Signore accompagnandosi con la chitarra perfino alla “sagra del biso” a Peseggia recente c’è stata quella suoretta di cui vi ho già parlato, folgorata dalla vocazione in discoteca che, entrata in convento, continua a lodare Dio danzando dolcemente davanti al tabernacolo.

Da qualche tempo poi televisione, rotocalchi e soprattutto periodici di ispirazione cristiana hanno dedicato tutti qualche pagina, qualche fotografia e pagine di cronaca a suor Cristina, la religiosa orsolina che si esibisce a “Radio 2” in canti pop o rock. E’ capitato anche a me di vederla col microfono in mano cantare a squarciagola. Non ho capito cosa dicesse, comunque m’è parso che avesse un volto bello e pulito e penso che forse nostro Signore, a differenza di me, prete dai gusti classici, goda e gradisca questi canti moderni. Sul nuovo periodico “Il mio Papa” ho letto che questa religiosa in pochi giorni ha avuto più di 24 milioni di visualizzazioni:
“Poi, al termine della canzone, quando Raffaella Carrà ha chiesto come l’avrebbero presa in Vaticano, suor Cristina Scuccia ha sorriso: «Non lo so», ha detto «ma mi aspetto una telefonata di papa Francesco. Lui ci invita ad uscire, a evangelizzare, a dire che Dio non toglie niente. Anzi ci dona ancora di più. E io sono qui per questo».

Vuoi vedere che finalmente questa suoretta ha trovato il modo di convertire gli uomini di oggi?

10.04.2014

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