La bellezza del “Vespero”

Inutile che faccia finta di no, perché è vero che l’evento che ho vissuto con più intensità questa settimana è stato il mio compleanno. Raggiungere gli ottantacinque anni di età e i sessanta di sacerdozio è veramente una bella meta, ma soprattutto un magnifico dono di Dio.

Papa Giovanni, nel suo “Giornale dell’anima”, lo splendido volume che riporta le sue annotazioni sugli incontri, gli eventi e i pensieri che andava coltivando nel suo spirito, scrive, in occasione del suo sessantesimo compleanno: “Sessant’anni, che bella età: pace, serenità, distacco, sguardo dall’alto!” e altre cose del genere che non ricordo alla lettera. Lui però, a quella data, aveva solamente sessant’anni, mentre io ne ho un quarto di secolo di più! Che cosa potrei desiderare di più e di meglio?

Nonostante varie batoste mi muovo in maniera assolutamente autonoma, la testa, pur con qualche lentezza e dimenticanza, funziona ancora, cosicché ogni settimana riesco ancora a dialogare con migliaia e migliaia di concittadini attraverso “L’Incontro”; celebro i misteri di Dio nella chiesa più umile della città, una chiesa che però tutti sentono così calda e così intima che la preferiscono ad altre chiese più pretenziose a livello artistico; mi occupo di una comunità così cara e fedele che di meglio non potrei desiderare. Ogni domenica essa mi edifica e mi scalda il cuore, tanto che non vedo che volti buoni e affettuosi. I nostri incontri non hanno niente di formale. Della mia gente mi piace tutto, perfino il chiacchierare affettuoso ed amichevole prima delle celebrazioni liturgiche.

Vivo in un minuscolo ma grazioso appartamentino nel borgo “don Vecchi”, tra tanti coetanei che più che amici sono padri, fratelli e figli. Cosa potrei desiderare di più a ottantacinque anni? Tanto che alla festa del mio compleanno, che infine si è identificata con la messa, ho potuto dire, con tutta sincerità e convinzione, alla mia gente: «La vita è un magnifico dono, la vita è vita fino all’ultimo respiro, e la vita va vissuta con entusiasmo, con generosità, dando il meglio di noi e nel contempo cogliendo il meglio degli altri».

Mi è parso che la folla dei presenti prendesse coscienza di tutto ciò e condividesse fino in fondo le mie parole. Forse il compleanno è stato per me una nuova “luna di miele” che non durerà a lungo, però essa già mi aiuta a vivere meglio e ad affrontare con più coraggio il domani.

Anche di questo ringrazio il Signore.

23.03.2014

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