Vangelo al vertice

Tante volte ho citato una sentenza di Ignazio Silone, l’autore de “L’avventura di un povero Cristiano” (Celestino V), che si definiva “cristiano senza Chiesa e socialista senza partito”.

Bisogna andare alla sorgente perché altro è aprire con gesto meccanico il rubinetto dell’acqua e vederla scorrere per lavare la pentola o pulirsi le mani e altro è andare a vederla sgorgare dalla roccia, fresca e pulita. Alla sorgente c’è il mistero, la poesia, l’autenticità, mentre l’acquedotto fornisce acqua trattata col cloro, nel rubinetto prevale la banalità del gesto che ti fornisce un servizio utile, ma senza la ricchezza del mistero.

Mi sono posto mille volte il problema della religiosità del credente e soprattutto del cristiano di oggi. Il modo con cui oggi alimentiamo la fede, adoriamo il sommo Iddio e rendiamo vivo il nostro credere, spesso è incolore, insapore e talora perfino insignificante e banale. Per riscoprire la nostra fede penso che sia ormai sempre più necessario che andiamo “alla sorgente”. Per scoprire la religiosità di Cristo, il modo di rapportarsi col Padre e di tradurre in vita questo rapporto.

Gesù era di certo un uomo di fede, infatti in tutti i passaggi della sua vita e nell’affrontare gli eventi, si rivolgeva sempre prima al Padre con un rapporto profondo (mi vien da dire “esistenziale”) però non possiamo dire né che fosse un “uomo di Chiesa” – per spiegarmi meglio, un “clericale” – né, meno che meno, un bigotto. Andava al tempio e sempre si comportava in maniera reattiva ed anticonformista. Basti pensare a come ha reagito con i venditori ambulanti, alla sua presa di posizione in sinagoga a Nazaret e nelle sue parabole. Ad esempio il discorso sulle offerte, sul fariseo e il pubblicano. Infine credo che la sua religiosità diventasse sempre solidarietà con gli ultimi, i più infelici, i più bisognosi di aiuto. Gesù è stato definito “uno che visse per gli altri”, la sua fede diventa amore e coinvolgimento con i drammi del prossimo.

Non è che nella Chiesa di ieri e di oggi non ci siano stati e ci siano ancora cristiani veri, discepoli di questo Gesù, però la Chiesa strutturata non sempre ha dato immagine alla religiosità dei cristiani in genere e dei cattolici, in specie di questo tipo.

Un tempo i discepoli più fedeli e più autentici di Gesù si trovavano negli ultimi gradini del Popolo cristiano. Oggi fortunatamente la lezione di religiosità di stampo evangelico finalmente ci giunge dal vertice. Ho appena letto un titolo sul “Nostro Tempo”, il quindicinale di Torino: “Francesco, il Pontefice anticlericale!”. E ieri sera ho appreso che Papa Francesco gode del 97% di gradimento. Finalmente possiamo, senza perplessità, essere orgogliosi della nostra guida. Ora tocca a noi seguirlo sulla strada di Gesù.

18.03.2014

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